News & BusinessTRANSIZIONE ENERGETICA
Transizione energetica: successo del solare, ma squilibri crescenti nel sistema
Cosa è successo?
Il report McKinsey Tracking the Energy Transition: Where are we now? evidenzia una transizione sempre più sbilanciata dal punto di vista tecnologico. Il fotovoltaico emerge come chiaro vincitore: la Cina ha già più che raddoppiato il proprio target ufficiale al 2030, aggiungendo circa 300 GW di nuova capacità dal 2023, mentre Europa e Stati Uniti sono sulla buona strada per centrare gli obiettivi grazie a costi in calo e tempi di realizzazione brevi. Al contrario, le tecnologie critiche per la stabilità del sistema accumulano ritardi significativi. L’eolico offshore è sotto-traiettoria in tutte le principali regioni (Europa, USA e Cina), con un fabbisogno residuo di circa 80–90 GW di progetti aggiuntivi per ciascuna entro il 2030. L’idrogeno verde registra cancellazioni e rinvii su larga scala in Asia, Europa, Australia e Stati Uniti, frenato da costi elevati e domanda debole. Anche lo storage cresce rapidamente, ma resta lontano dai livelli necessari: solo l’Europa avrebbe bisogno di circa 221 GW di progetti BESS aggiuntivi rispetto alla pipeline attuale.
Perché è importante?
Il rischio non è tecnologico, ma sistemico. Una transizione dominata dal solare, senza un adeguato sviluppo di storage, idrogeno ed eolico offshore, produce capacità intermittente non pienamente integrabile. Questo limita l’assorbimento della domanda elettrica in crescita (trasporti, industria, data center) e rende più fragile la decarbonizzazione affidabile del sistema. In assenza di queste tecnologie di supporto, l’aumento di rinnovabili può tradursi in inefficienze (curtailment, prezzi negativi) e in una maggiore dipendenza da fonti fossili di back-up. In sintesi, il successo del solare rischia di mascherare un deficit strutturale che compromette sicurezza, flessibilità e resilienza del sistema energetico.
E adesso?
La sfida si sposta dal “quanto” al “come”. Le politiche industriali e di investimento devono riequilibrare il portafoglio tecnologico, accelerando le filiere oggi in ritardo. Ciò implica ridurre il rischio per l’eolico offshore (permitting, supply chain, contratti a lungo termine), creare segnali di domanda credibili per l’idrogeno verde (mandati, offtake, carbon pricing) e scalare rapidamente storage e flessibilità di rete. Senza questo riequilibrio, la transizione rischia di restare veloce in apparenza ma debole nella sostanza: abbondante in generazione, insufficiente come sistema.