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Transizione energetica globale: accelerazione reale, ma traiettoria ancora insufficiente

2 min di lettura

Cosa è successo?

Il nuovo report McKinsey Tracking the Energy Transition: Where are we now? fotografa una transizione che accelera nei volumi, ma resta strutturalmente fuori traiettoria rispetto agli obiettivi 2030. Dal 2015 le emissioni globali sono aumentate del 9% (+3,3 Gt di CO₂e), nonostante un’espansione senza precedenti delle tecnologie low-carbon. Solo nel 2024 sono stati installati 585 GW di nuova capacità rinnovabile (+15% su base annua) e le vendite di veicoli elettrici sono cresciute di circa il 25%, raggiungendo ~17 milioni di unità. Tuttavia, guardando al totale di capacità operativa, in decisione finale di investimento o in costruzione, meno del 15% delle tecnologie necessarie per un percorso coerente con Parigi al 2050 risulta oggi effettivamente dispiegato. Il confronto con i fabbisogni al 2030 mostra gap significativi in quasi tutte le regioni e filiere chiave.

Perché è importante?

Il messaggio centrale è controintuitivo ma cruciale: la transizione non è frenata dall’inerzia, bensì dalla scala e dal tempo. Anche tassi di crescita record non bastano se la curva richiesta è molto più ripida di quella attuale. Questo crea un rischio sistemico di “illusione di progresso”: i numeri assoluti migliorano, ma il ritardo relativo aumenta. Se non colmato entro questo decennio, il gap costringerà a interventi più costosi, disordinati e politicamente difficili dopo il 2030, con impatti su competitività industriale, sicurezza energetica e stabilità macroeconomica. In altre parole, il problema non è se la transizione avanza, ma se avanza abbastanza velocemente da evitare una correzione brusca.

E adesso?

La priorità si sposta dall’enfasi sui record annuali alla costruzione di pipeline credibili e continue. Questo implica: accelerare permitting e connessioni di rete; sbloccare investimenti in infrastrutture abilitanti (grids, storage, supply chain critiche); ridurre il rischio per i capitali lungo l’intero ciclo dei progetti; e coordinare domanda e offerta con segnali di policy stabili. Senza un salto di scala coordinato nel 2026-2030, l’attuale accelerazione rischia di restare insufficiente. Il prossimo test della transizione non sarà la crescita percentuale, ma la capacità di trasformare slancio tecnologico in massa critica operativa entro la fine del decennio.

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