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Transizione energetica e sicurezza: quando geopolitica e difesa rallentano la decarbonizzazione

2 min di lettura

Cosa è successo?

Secondo il report McKinsey Tracking the Energy Transition: Where are we now? (gennaio 2026), dal 2020 le politiche di decarbonizzazione hanno perso slancio in molti Paesi OCSE. I governi hanno progressivamente spostato l’attenzione verso priorità concorrenti: sicurezza energetica, contenimento dei costi per famiglie e imprese e, soprattutto, aumento della spesa per la difesa, con alcuni Paesi che mirano a livelli pari al 3,5–5% del PIL. Parallelamente, il contesto macrofinanziario è peggiorato: l’aumento dei tassi di interesse ha fatto crescere del 10–20% i costi di finanziamento dei progetti low-carbon rispetto al 2020, contribuendo a cancellazioni e ritardi nell’eolico offshore. A ciò si aggiungono dazi, tensioni commerciali e revisioni dei sussidi (in particolare nel solare statunitense), che aumentano l’incertezza regolatoria e frenano gli investimenti di lungo periodo. In modo sempre più esplicito, i decisori pubblici stanno operando un trade-off tra velocità della transizione, sicurezza energetica e sostenibilità fiscale.

Perché è importante?

Il vincolo principale alla transizione non è più tecnologico, ma politico-strategico. La decarbonizzazione entra in competizione diretta con le esigenze di difesa, con le politiche industriali orientate alla sicurezza e con la necessità di proteggere i consumatori da shock di prezzo. Questo spostamento di priorità riduce la prevedibilità delle politiche climatiche, aumenta il costo del capitale e penalizza proprio le tecnologie più sensibili al rischio finanziario e regolatorio. Il risultato è un rallentamento cumulativo: anche con tecnologie mature e disponibili, l’incertezza geopolitica e fiscale abbassa il tasso di investimento e allunga i tempi di realizzazione, rendendo sempre più difficile rispettare le traiettorie al 2030.

E adesso?

La questione centrale diventa l’integrazione tra sicurezza e transizione, non la loro contrapposizione. Senza un allineamento esplicito tra obiettivi di decarbonizzazione, sicurezza energetica e politica industriale, la transizione resterà vulnerabile ai cicli geopolitici. Ciò implica ridurre il rischio percepito dagli investitori attraverso quadri regolatori stabili, strumenti di de-risking pubblico e un coordinamento più stretto tra politiche climatiche, commerciali e di difesa. In assenza di questo salto di qualità, la decarbonizzazione continuerà a essere sacrificata nelle fasi di stress geopolitico, trasformandosi da priorità strutturale a variabile residuale delle agende di sicurezza.

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