News & BusinessTRANSIZIONE ENERGETICA
Transizione energetica e debito: la trappola macroeconomica dei paesi in via di sviluppo
Cosa è successo?
Il Trade and Development Report 2025 di UNCTAD evidenzia una dinamica sempre più critica: nei paesi in via di sviluppo la frequenza degli eventi climatici estremi cresce più rapidamente rispetto alle economie avanzate, mentre i costi del debito aumentano in parallelo. L’inasprimento delle condizioni finanziarie globali fa salire i tassi di interesse proprio nel momento in cui aumentano i fabbisogni di investimento per adattamento e mitigazione climatica, creando un circolo vizioso tra vulnerabilità climatica e stress del debito.
Perché è importante?
Questa interazione trasforma la transizione energetica da sfida ambientale a problema di stabilità macroeconomica. Se le economie più esposte al clima sono costrette a comprimere la spesa per investimenti verdi a causa del servizio del debito, il risultato è una crescita più lenta, maggiore fragilità fiscale e una capacità ridotta di affrontare shock futuri. Secondo UNCTAD, separare sviluppo economico e decarbonizzazione non è più sostenibile: ritardare la transizione amplifica il rischio finanziario, anziché ridurlo.
E adesso?
La risposta richiede politiche integrate clima–finanza, non interventi sequenziali. Questo implica strumenti di finanziamento agevolato, ristrutturazioni del debito legate agli investimenti verdi e un coordinamento macroeconomico che consenta ai paesi vulnerabili di investire nella transizione senza compromettere la stabilità fiscale. Senza questo cambio di paradigma, il rischio è che il debito diventi un freno strutturale alla decarbonizzazione e allo sviluppo.