News & BusinessTRANSIZIONE ENERGETICA
Transizione energetica: avanza nonostante la frammentazione globale
Cosa è successo?
In un’analisi pubblicata il 6 gennaio 2026, Albert Cheung, Deputy CEO e responsabile della transizione globale di BloombergNEF, sostiene che la transizione energetica continuerà a fare progressi fino al 2030, nonostante un contesto geopolitico sempre più frammentato. Le grandi economie non stanno più “correndo la stessa gara”: gli Stati Uniti hanno spostato le priorità verso l’AI e la sicurezza energetica, la Cina combina leadership clean-tech e sicurezza industriale, mentre l’Europa resta il principale attore normativo sul clima, pur sotto pressione sulla competitività. Questo disallineamento è evidente anche nelle NDC presentate prima di COP30, giudicate disomogenee e poco ambiziose, con gli USA di fatto fuori dall’Accordo di Parigi.
Perché è importante?
Nonostante il contesto politico incerto, i fondamentali economici della transizione restano solidi. Nel 2025, le installazioni globali di solare ed eolico hanno superato 800 GW, un record storico e tre volte i livelli del 2021. Nei prossimi cinque anni BloombergNEF stima 4,5 TW di nuova capacità rinnovabile, +67% rispetto al quinquennio precedente. Anche negli USA, pur con un netto ridimensionamento delle politiche federali, sono attesi 336 GW di nuove installazioni tra 2026 e 2030, comunque +24% rispetto ai cinque anni precedenti. Lo stesso vale per lo storage: le installazioni globali supereranno 100 GW annui già nel 2026, con prezzi scesi a 117 $/kWh, meno di un terzo rispetto a tre anni fa. Sul fronte dei trasporti, le auto elettriche rappresentano oggi oltre il 25% delle vendite globali e sono attese al 40% entro il 2030, con la Cina già oltre il 50%. Questi numeri indicano che, al di là della politica, l’economia della transizione continua a funzionare.
E adesso?
La seconda metà del decennio sarà una transizione a più velocità. Le tecnologie mature (rinnovabili, storage, veicoli elettrici) continueranno a scalare grazie ai costi competitivi e alla domanda strutturale (AI, data center, elettrificazione). Più fragile resta la decarbonizzazione dei settori hard-to-abate, dove il successo dipenderà da carbon pricing, incentivi e strumenti come il CBAM europeo. BloombergNEF stima comunque progressi: capacità globale di carbon capture oltre 200 Mt/anno entro il 2030, idrogeno pulito a 5 Mtpa e sustainable aviation fuels al 3,8% del consumo globale di jet fuel. Il messaggio di fondo è chiaro: la transizione non sarà lineare né coordinata, e produrrà vincitori e perdenti regionali. Ma in un mondo in cui i danni climatici hanno già raggiunto 1.400 miliardi di dollari nel solo 2024, continuare a investire in clean energy non è solo una scelta climatica: è una strategia economica razionale. Anche in un contesto frammentato, la transizione energetica resta in marcia.