Policy NewsTECNOLOGIA & AI
Trafugato memo interno di Amodei, furibondo con OpenAI mentre le trattative col Pentagono proseguono
Cosa è successo
Mentre i colloqui tra Anthropic e il Pentagono riprendevano — il Financial Times riporta che Amodei ha avuto nuovi contatti diretti con Emil Michael, il CTO del Dipartimento della Guerra (DoW) — The Information ha pubblicato un memo interno di 1.600 parole che il CEO aveva inviato ai dipendenti venerdì scorso, il giorno stesso della rottura.
Il documento è un attacco frontale ad OpenAI e al Pentagono.
In sintesi:
Amodei definisce le protezioni del contratto OpenAI-DoW "80% safety theater, 20% reali". L'argomento è tecnico: un modello AI non può sapere se c'è un umano nel loop in senso ampio, non conosce la provenienza dei dati che analizza (domestici o stranieri, consenzienti o acquistati da broker), e i jailbreak sono frequenti. I safety layer offerti da partner come Palantir, secondo Amodei, partivano dall'assunto che il problema di Anthropic fosse "avete dei dipendenti scontenti, dovete offrire loro qualcosa che li plachi o che renda invisibile ciò che sta accadendo".
Anthropic ha cercato di includere nel proprio contratto le stesse safeguard accettate da OpenAI in aggiunta alle clausole contrattuali (AUP) che considerava il punto essenziale; il Pentagono le ha rifiutate. La narrativa "vi abbiamo offerto le stesse condizioni e avete rifiutato" è, nelle parole di Amodei, falsa.
Verso la fine delle trattative, il DoW ha offerto di accettare tutti i termini di Anthropic a patto che fosse cancellata un'unica frase specifica, quella sulla "analisi di dati acquisiti in blocco": esattamente lo scenario che preoccupava di più Amodei (dati GPS, cronologia web, transazioni, acquistati legalmente da broker e analizzati su scala con l'AI per costruire profili di cittadini americani).
Sulle armi autonome, Amodei scrive che la regola dello "human in the loop" è una policy dell'era Biden, non una legge — e può essere cambiata unilateralmente da Hegseth.
Amodei accusa OpenAI di aver ottenuto il contratto grazie a donazioni politiche, "lodi in stile dittatoriale" a Trump e disponibilità a colludere nel "safety theater". Definisce la comunicazione di Altman "menzogne vere e proprie" e "gaslighting".
Al netto della sostanza, il tono è incendiario: i dipendenti OpenAI definiti "un gruppo di boccaloni" e gli utenti di Twitter "idioti", l'accusa di donazioni politiche come moneta di scambio. Anche alla CBS, lo stesso giorno, Amodei teneva un registro molto diverso: "stiamo cercando una de-escalation", "abbiamo molto più in comune che differenze" o "non abbiamo mai messo in discussione operazioni militari specifiche". Due registri paralleli: pragmatismo verso l'esterno, combattività verso l'interno. Il leak li ha fatti collidere.
Perché è importante
La sostanza del memo è, paradossalmente, la sua parte più forte. Il FT la corrobora indirettamente: OpenAI sta ancora negoziando safeguard aggiuntive sulla sorveglianza durante il periodo di implementazione del proprio contratto. I legali e i dipendenti di Altman hanno sollevato preoccupazioni sul linguaggio che proibisce la sorveglianza "intenzionale" e "deliberata", perché il governo potrebbe sorvegliare cittadini americani "incidentalmente" o "non intenzionalmente" usando tool AI, restando formalmente nei limiti. Precisamente la falla che Amodei descrive nel memo (e che Mike Masnick aveva documentato prima di lui). L’accordo di OpenAI, dunque, è un work in progress le cui crepe sono quelle che Anthropic aveva individuato fin dall'inizio.
Certo è che la forza dell'argomento non compensa la debolezza della diplomazia. Axios riporta che un funzionario della Casa Bianca ha detto che le dichiarazioni di Amodei nel memo potrebbero far saltare le possibilità di riconciliazione, aggiungendo: "non puoi fidarti che Claude non stia segretamente portando avanti l'agenda di Dario in un contesto classificato". Un’argomentazione del tutto strumentale, ma efficace per chi (scioccamente) cerca pretesti per non trattare. Il documento più forte mai prodotto a difesa della posizione di Anthropic rischia di essere anche la mossa più dannosa per la sua risoluzione.
E adesso?
Le trattative proseguono, ma lo spazio si è ristretto. Anthropic ha espresso "rammarico" al Pentagono per come la vicenda è stata percepita, riporta la CBS, ma il memo (scritto quello stesso giorno) racconta un sentimento molto diverso. La prossima mossa dipende da quanto il leak avrà avvelenato i colloqui Amodei-Michael e da quanto l'amministrazione preferirà la sostanza alla propaganda.