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Tra Mar Nero, Hormuz e clima i prezzi dei cereali salgono del 17% in un anno e l'indice FAO tocca i massimi dal 2022

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Tra Mar Nero, Hormuz e clima i prezzi dei cereali salgono del 17% in un anno e l'indice FAO tocca i massimi dal 2022

Cos’è successo

Il 2 ottobre 2026 la FAO ha comunicato che l'indice dei prezzi alimentari (FAO Food Price Index, FFPI), il paniere mensile dei prezzi internazionali delle principali materie prime agricole, ha raggiunto a settembre 136,0 punti. Il dato è in crescita dell'1,5% rispetto ad agosto (rivisto a 134,0) e del 5,8% rispetto a un anno prima. È il livello più alto da novembre 2022 e il terzo rialzo mensile consecutivo, anche se resta del 15,1% sotto il picco di circa 160 punti di marzo 2022, registrato dopo l'invasione russa dell'Ucraina.

L'indice dei cereali ha toccato 122,8 punti, in aumento del 5,1% su agosto e del 17,2% su settembre 2025, con il grano a +6,3%, il mais a +5,6% e il riso a +1,4%. Lo zucchero, a 114 punti, è salito del 6,1% sul mese e del 15% sull'anno, il massimo da aprile 2025. Gli oli vegetali hanno raggiunto 198,6 punti (+0,9% su agosto, +18% su base annua), spinti dall'olio di palma. In controtendenza la carne, scesa dell'1,1% a 127,9 punti per il calo dei prezzi di pollame e suini, e i latticini, praticamente stabili a 119,1 punti (-0,1%).

Perché conta

Il rialzo non nasce da un singolo shock ma dalla sovrapposizione di problemi di trasporto e di raccolti, che mantiene alti i prezzi più a lungo di quanto farebbe un episodio isolato.

  • La logistica pesa quanto il meteo: la FAO indica i vincoli sul commercio del Mar Nero e l'incertezza nello Stretto di Hormuz come cause dirette dei rincari dei cereali, a cui si aggiungono tempo secco in Nord America, monsoni sotto la norma in India e piogge eccezionali in Brasile;
  • Il mercato prevede meno cereali disponibili: la FAO stima per il 2026 una produzione mondiale di cereali in calo del 2,1%, a poco meno di 2,98 miliardi di tonnellate, e un commercio in flessione del 3,5% rispetto ai volumi record della campagna 2025/26, un quadro coerente con il fabbisogno di importazioni di mais dell'UE, stimato oltre 23 milioni di tonnellate contro i 18,5 della campagna precedente;
  • Lo zucchero e gli oli anticipano il rischio climatico: il rialzo dello zucchero riflette un raccolto in calo in Thailandia e un'offerta 2026/27 attesa più scarsa, mentre il prezzo dell'olio di palma incorpora i timori per un El Niño in rafforzamento nel Sud-Est asiatico.

Adesso

  • I fertilizzanti sono il canale di trasmissione verso il 2027: secondo Global Agriculture, lo Stretto di Hormuz fa transitare circa il 30% dei fertilizzanti scambiati nel mondo e la regione del Golfo fornisce circa un terzo dell'urea commerciata, per cui i costi dell'azoto possono condizionare le semine della prossima campagna;
  • I prezzi alimentari sono destinati a raggiungere i consumatori: il capo economista FAO Maximo Torero descrive una crescita diffusa e persistente delle materie prime, che si trasferirà sugli scaffali soprattutto nei Paesi che dipendono dalle importazioni di cibo e carburante;
  • Il calo della carne ha una componente europea: secondo Reuters, il ribasso del pollame riflette in parte la minore domanda UE dopo l'entrata in vigore di nuove regole sulle importazioni, una dinamica che coincide con lo stop Ue all'import di carni brasiliane scattato il 3 settembre. Il prossimo aggiornamento mensile dell'indice è atteso a novembre.

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