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Missili e droni iraniani hanno colpito le infrastrutture del Golfo almeno 135 volte

Cos’è successo
Dall'inizio della guerra, il 28 febbraio, quando Stati Uniti e Israele hanno avviato la campagna di bombardamenti contro l'Iran, Teheran e i gruppi alleati - in primis gli Houthi dello Yemen - hanno condotto almeno 135 attacchi con droni e missili contro almeno 84 siti infrastrutturali del Golfo. Lo rivela un'inchiesta di Reuters, secondo cui gli obiettivi sono stati colpiti in modo mirato, spesso su apparecchiature essenziali, con effetti a catena sull'economia della regione. Tra i bersagli ci sono il porto di Fujairah, negli Emirati, i sistemi di raffreddamento dell'impianto di gas naturale liquefatto di Ras Laffan, in Qatar, aeroporti in almeno quattro Paesi e le stazioni di pompaggio dell'oleodotto Est-Ovest saudita.
Secondo Reuters, i governi del Golfo hanno spesso minimizzato i danni, attribuendoli ai detriti degli intercettamenti riusciti, mentre vari esperti del settore e analisti interpellati dall'agenzia hanno giudicato “molto improbabile” che i guasti a impianti vitali fossero causati soprattutto da frammenti caduti dal cielo. L'inchiesta - frutto di un lungo lavoro giornalistico - si basa su 36 interviste e sull’analisi di immagini e video degli attacchi e dati satellitari.
Perché conta
- Il quadro mostra una campagna sistematica. L'inchiesta conta almeno 19 colpi a Fujairah, il porto che consentiva agli Emirati di aggirare il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, e due "cold box" distrutte a Ras Laffan. Si tratta di apparecchiature che raffreddano il gas per liquefarlo e richiedono mesi per essere ricostruite. Un ex coordinatore di attacchi aerei dei Marines, Ryan Stevens, ha parlato di "precisione, competenza nel selezionare gli obiettivi e pazienza";
- Gli effetti si estendono all'energia globale. L'attacco del 10 settembre all'oleodotto East-West, attribuito dall'Arabia Saudita a milizie irachene sostenute dall'Iran, ha sospeso il flusso di greggio, mettendo a rischio fino al 4% dell'offerta mondiale di petrolio, mentre i colpi a Ras Laffan hanno minacciato quasi il 20% dei flussi globali di gas liquefatto. In più, il blocco di Hormuz e i raid contro i canali alternativi aumentano il peso di Teheran sull'economia mondiale e sulla trattativa con gli Usa;
- Gli aeroporti sono bersagli ricorrenti: l'inchiesta riporta che uno scalo saudita è stato colpito in quattro giorni in una sola settimana, e ricorda l'attacco del 10 ottobre all'aeroporto King Khalid di Riad, in cui sono morte almeno 13 persone e di cui si sono assunti la responsabilità gli Houthi.
Adesso
- Se le trattative tra Iran e Usa proseguissero, i Paesi del Golfo potrebbero insistere perché l'accordo includa limiti ai programmi di droni e missili iraniani, che temono per il futuro della regione;
- Se gli attacchi alle rotte alternative a Hormuz continuassero, il rischio per il flusso di petrolio e gas potrebbe restare alto anche in assenza di nuove escalation, come indicano i prezzi dell'energia che pesano sul Consiglio europeo in corso;
- Se i governi del Golfo continuassero a limitare la diffusione di informazioni, considerato che la comunicazione viene costantemente vagliata per attenuare il danno d’immagine dovuto alla guerra, la valutazione indipendente dei danni resterebbe affidata a immagini satellitari e inchieste giornalistiche.