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Solo l'1,5% di urea dal Golfo, ma con la chiusura di Hormuz l'Italia paga comunque il rincaro globale del 70% sul fertilizzante

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Solo l'1,5% di urea dal Golfo, ma con la chiusura di Hormuz l'Italia paga comunque il rincaro globale del 70% sul fertilizzante

Cos’è successo

La chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran ha, da mesi, innescato un'impennata dei prezzi dei fertilizzanti sui mercati internazionali. Secondo Reuters, il conflitto in Iran ha fatto salire il prezzo dell'urea di circa il 70% dalla fine di febbraio, con alcune quotazioni arrivate attorno a mille dollari a tonnellata, circa il doppio rispetto a poco più di un mese prima.

Il paradosso è che l'Italia dipende direttamente dal Golfo in misura marginale: il Medio Oriente pesa per appena l'1,5% degli azotati importati, mentre il Nord Africa vale da solo il 54,9% del totale e il Mediterraneo il 58,1%.

Perché conta

Il rincaro non dipende dai flussi diretti verso l'Italia, ma dalla struttura del mercato globale dei concimi e questo lo rende più difficile da gestire a livello nazionale.

  • Nel 2025 l'Italia ha importato fertilizzanti azotati per 606 milioni di euro: il primo fornitore è l'Egitto con 283 milioni, seguito da Cina (50 milioni), Algeria (49 milioni) e Russia (34 milioni). Per l'urea in particolare, l'Egitto copre il 62% dei volumi importati, l'Algeria l'11% e la Russia l'8%. Quando Hormuz si chiude, chi normalmente compra nel Golfo si riversa sugli stessi fornitori nordafricani dell'Italia, facendo salire i prezzi anche per noi;
  • Sul solfato di ammonio pesa una seconda tensione, indipendente dalla guerra: la Cina, che copre il 73% dei volumi importati dall'Italia, ha progressivamente ristretto le esportazioni per soddisfare la domanda interna, arrivando a ridurle drasticamente nelle ultime settimane. Due shock simultanei, Golfo e Cina, si sommano sullo stesso mercato;
  • Accanto ai fondamentali, agisce anche la componente speculativa. Gli operatori ritoccano i listini in anticipo prevedendo prezzi ancora più alti, e i futures amplificano le aspettative di scarsità. Comportamenti speculativi ci sono, ma non spiegano da soli l'entità del rincaro.

Adesso

  • Scenario 1: Hormuz rimane chiuso. Se le trattative USA-Iran non si concludono rapidamente, i paesi del Golfo restano tagliati fuori dai mercati mondiali per settimane o mesi. La domanda si concentra ulteriormente su Nord Africa e Russia, con prezzi che potrebbero consolidarsi stabilmente sopra i 700-800 dollari a tonnellata, livelli che rendono insostenibile la fertilizzazione per molte colture cerealicole italiane nella campagna autunnale 2026;
  • Scenario 2: La Cina allenta le restrizioni all'export. Se Pechino decidesse di riaprire i flussi di solfato di ammonio per incassare valuta estera in un momento di tensione commerciale con gli Usa, il mercato potrebbe trovare un parziale equilibrio nella seconda metà del 2026. Ma si tratterebbe di una finestra temporanea e discrezionale, non di una soluzione alla dipendenza italiana da forniture concentrate;
  • Scenario 3: L’Ue interviene con aiuti di Stato. La Commissione europea ha già dato via libera agli aiuti di Stato per fertilizzanti e carburanti agricoli nelle scorse settimane. Se i prezzi restano elevati fino all'estate, la pressione sugli Stati membri per misure compensative si intensificherà, riaprendo il dibattito su scorte strategiche europee di fertilizzanti, tema finora rimasto ai margini dell'agenda della PAC post-2027.

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