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Solo 2 voti contrari in Consiglio Ue fermano la norma sull'hate speech approvata dall’Europarlamento con il 58% di voti a favore

Cos’è successo
Il percorso legislativo dell’Unione europea per l'inserimento dei discorsi e dei crimini d'odio nell'elenco degli eurocrimini si trova in una fase di stallo. Questa situazione si deve alla totale e prolungata paralisi istituzionale, a causa delle rigide regole di voto comunitario. Il Parlamento europeo ha cercato di forzare la mano, approvando in sessione plenaria una dura risoluzione con una maggioranza schiacciante di 416 voti favorevoli e soli 124 contrari, maggioranza del 58%, per estendere a genere, orientamento sessuale, disabilità ed età le tutele penali che al momento sanzionano solo hate speech basato su razza, colore della pelle etc.
Questa forte spinta da parte dell’Eurocamera, però, si è scontrata con il muro del Consiglio dell'Ue, dove la proposta è rimasta completamente bloccata. Nonostante la stragrande maggioranza dei governi nazionali sostenga la necessità di una normativa penale uniforme per contrastare l'esplosione dell'odio online e offline, il meccanismo decisionale permette a una piccolissima minoranza di paesi di congelare l'intero pacchetto normativo europeo.
Perché conta
La complessa vicenda riflette un profondo scontro politico e istituzionale sulle competenze penali all'interno dell'Unione:
- La questione è cruciale a livello europeo perché la norma, basata sull’estensione dell'articolo 83 del trattato, consentirebbe di armonizzare le sanzioni minime tra gli Stati membri eliminando gli standard eterogenei che oggi creano tutele non uniformi;
- L'ultimo atto formale che certifica lo stallo è proprio la risoluzione dell'Europarlamento che ha accusato apertamente il Consiglio di inazione denunciando come i veti ideologici stiano bloccando una riforma attesa da anni;
- I numeri in Consiglio evidenziano un paradosso democratico dato che ben 25 paesi su 27 si sono espressi a favore del provvedimento ma l'opposizione di soli 2 paesi come Ungheria e Polonia blocca il raggiungimento dell'unanimità richiesta.
Adesso
Le prospettive future del dossier dipendono ora dalle prossime scadenze politiche e dai complessi equilibri tra le cancellerie:
- Gli scenari a livello europeo restano legati alla possibilità di aggirare l'ostacolo attraverso la cooperazione rafforzata tra i paesi favorevoli o tramite una forte pressione diplomatica per modificare i trattati sul voto a maggioranza qualificata;
- I prossimi step dell'iter approvativo richiedono la rimozione formale delle riserve in Consiglio per permettere alla Commissione di presentare la direttiva quadro contenente le definizioni giuridiche dei reati e il budget per l'applicazione;
- L'Italia si trova in una posizione particolare poiché ha votato a favore della misura in Consiglio allineandosi ai partner storici, anche se a livello interno la maggioranza di governo ha storicamente respinto riforme analoghe.