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Silicio, minerali e potere: quando la geopolitica dei chip diventa vincolo della transizione energetica

2 min di lettura

Cosa è successo?

Nel paper Pax Silica: alliances, frontier and markets in the geopolitics of the chip (gennaio 2026) di Darío García de Viedma, pubblicato dal Elcano Royal Institute, emerge con chiarezza che la geopolitica dei semiconduttori non riguarda più solo l’AI o la competizione tecnologica, ma incide direttamente sulla traiettoria della transizione energetica. La Cina controlla circa il 69% dell’estrazione globale di terre rare e quasi il 90% delle attività di raffinazione, con posizioni prossime al monopolio su elementi come disprosio e terbio, indispensabili per magneti ad alte prestazioni utilizzati in veicoli elettrici, turbine eoliche ed elettronica di potenza. Parallelamente, i chip avanzati diventano sempre più capital- ed energy-intensive: i costi di progettazione salgono da circa 43 milioni di dollari per i nodi a 28 nm a oltre 700 milioni per i nodi a 2 nm. L’architettura Pax Silica tenta di rispondere attraverso co-investimenti in raffinazione, meccanismi di buffering e assicurazione delle forniture, ma lo stesso documento riconosce che permarranno dipendenze residue per almeno un decennio.

Perché è importante?

Questi dati mostrano che la transizione energetica è ormai vincolata dalla geopolitica del silicio. Il controllo su chip avanzati e materiali critici determina non solo chi guida l’AI, ma anche la velocità, il costo e la sicurezza dell’elettrificazione, delle rinnovabili e delle tecnologie pulite. L’energia “verde” non è più un problema esclusivamente climatico o industriale, ma un tema di potere e vulnerabilità strategica. Se i colli di bottiglia su minerali e semiconduttori restano concentrati, anche i sistemi energetici più avanzati rischiano di diventare fragili, esposti a shock geopolitici e a coercizione economica.

E adesso?

La convergenza tra sicurezza energetica e sovranità digitale impone un cambio di paradigma. Senza accesso sicuro a semiconduttori e materiali critici, la transizione energetica rischia di rallentare o di diventare strutturalmente dipendente da pochi attori dominanti. Per l’Europa e per le economie alleate, la sfida non è solo installare più rinnovabili, ma integrare politiche industriali su chip, minerali e infrastrutture energetiche in una strategia unica. In un mondo di Pax Silica, la decarbonizzazione non sarà solo una questione di emissioni evitate, ma di chi controlla gli input fondamentali del sistema energetico del futuro.

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