News & BusinessSICUREZZA & RESILIENZA
Sicurezza globale: più minacce, meno cooperazione
Cosa è successo?
La cooperazione internazionale in materia di difesa e sicurezza ha raggiunto nel 2025–26 il livello più basso dell’ultimo decennio. Secondo il Global Cooperation Barometer 2026 del World Economic Forum, l’indice composito sulla sicurezza è in calo per il quinto anno consecutivo ed è oggi oltre il 20% sotto i livelli pre-pandemia. A fronte di un aumento dei conflitti armati e degli sfollati forzati (oltre 114 milioni nel mondo) diminuiscono le missioni di peacekeeping, si indeboliscono i meccanismi multilaterali di prevenzione dei conflitti e cresce il ricorso a strumenti unilaterali o coalizioni ad hoc.
Perché è importante?
Questo squilibrio segnala una frattura strutturale: la domanda di sicurezza cresce, ma la capacità di fornirla collettivamente si riduce. Il risultato è un sistema internazionale più instabile, meno prevedibile e più incline all’escalation. L’indebolimento del quadro multilaterale sposta i costi della sicurezza sui singoli Stati, alimentando corse agli armamenti, duplicazioni industriali e un aumento strutturale della spesa militare. Per l’Europa, in particolare, ciò significa dover costruire deterrenza e resilienza in un contesto in cui le garanzie tradizionali sono meno automatiche e più politicamente condizionate.
E adesso?
Il vuoto lasciato dalla cooperazione globale viene riempito da architetture regionali e “coalitions of the willing”: oltre il 60% delle nuove iniziative di sicurezza dal 2022 nasce fuori dai formati ONU. Nel breve periodo questo approccio può aumentare l’efficacia operativa; nel medio-lungo termine, però, rischia di frammentare ulteriormente il sistema di sicurezza internazionale. La sfida per il 2026 e oltre non è tornare al multilateralismo idealizzato del passato, ma costruire nuovi meccanismi di cooperazione credibili, selettivi e politicamente sostenibili, capaci di gestire conflitti e deterrenza senza normalizzare l’instabilità permanente.