News & BusinessSICUREZZA & RESILIENZA
Sicurezza economica come variabile macro: la geopolitica entra nei conti pubblici
Cosa è successo?
Nel Chief Economists’ Outlook di gennaio 2026 del World Economic Forum, emerge un cambiamento strutturale: l’economia globale si sta spostando dalla globalizzazione guidata dall’efficienza a una geoeconomia guidata dalla resilienza. Oltre il 90% degli economisti si aspetta un aumento degli accordi commerciali bilaterali, mentre le restrizioni su tecnologia e materie prime critiche sono destinate a persistere o intensificarsi (controlli USA–Cina sulle tecnologie avanzate; leva cinese sulle terre rare). Sul fronte fiscale, il 97% degli intervistati nelle economie avanzate prevede un aumento della spesa per la difesa, accompagnato da maggiori investimenti in infrastrutture digitali ed energia.
Perché è importante?
La sicurezza non è più un rischio di coda: è diventata una variabile macro centrale, incorporata in bilanci, prezzi e decisioni d’investimento. Questo ridefinisce priorità e trade-off: la resilienza orienta catene del valore, flussi di capitale e politiche industriali, ma spiazza risorse da altre voci (protezione ambientale e, in alcuni casi, innovazione) con effetti di lungo periodo sulla crescita potenziale. I mercati iniziano così a prezzare ridondanza e sovranità tanto quanto l’efficienza.
E adesso?
Per governi e imprese, la conseguenza è operativa: integrare la sicurezza nella strategia economica. Ciò significa pianificare investimenti in difesa, energia, digitale senza compromettere la capacità innovativa; progettare accordi commerciali selettivi e catene di fornitura diversificate; e sviluppare metriche che valutino la resilienza accanto alla produttività. In breve, la crescita dei prossimi anni dipenderà da come la sicurezza verrà finanziata e coordinata, non solo da quanto si spenderà.