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Senza immigrazione, l'Ue perderebbe 125 milioni di abitanti entro il 2100

Cosa è successo
Entro il 2100 l'Unione europea perderà 53 milioni di abitanti, scivolando dagli attuali 451,8 milioni a 398,8 milioni. È la stima centrale delle nuove proiezioni demografiche pubblicate da Eurostat il 16 aprile 2026. La popolazione europea raggiungerà il suo picco massimo già nel 2029, 453,3 milioni, per poi scendere senza inversioni di tendenza fino a fine secolo.
La struttura per età cambierà in modo ancora più radicale della dimensione complessiva: la quota di popolazione in età lavorativa calerà dal 58% al 50%, mentre la fascia degli over 80 passerà dal 6% al 16% del totale. In termini concreti, nel 2100 ci saranno solo cinque persone in età da lavoro per ogni tre anziani e già nel 2050 in tredici Stati membri il rapporto scenderà sotto i due lavoratori per ogni ultra-65enne.
Questi numeri, però, incorporano un'ipotesi che vale la pena esplicitare. Senza immigrazione, l'Europa perderebbe 125 milioni di abitanti entro il 2100, perché i morti supererebbero strutturalmente le nascite per l'intero arco del secolo. Sono quasi 98 milioni i migranti in arrivo (l'ipotesi del modello centrale di Eurostat) a ridurre la perdita a 53 milioni.
Perché è importante
La demografia è politica estera prima ancora che politica interna. Un'Europa che si svuota di forza lavoro e si riempie di pensionati è un'Europa che perde peso specifico nel sistema internazionale: meno produzione industriale, meno capacità fiscale per finanziare la difesa, meno leve per proiettare influenza. E il paradosso è che lo scenario "ottimistico" di Eurostat (quello che limita il calo a 53 milioni) presuppone già flussi migratori che nessun governo europeo ha mai messo a bilancio politicamente.
In questo contesto, l'Africa subsahariana è proiettata a superare i 3 miliardi nello stesso arco temporale. Lo squilibrio demografico tra le sponde del Mediterraneo aumenterà in modo esponenziale, alimentando pressione migratoria proprio verso quei Paesi europei che la migrazione la vogliono fermare. Infatti, la divergenza interna all'Ue su questa tematica è un ulteriore elemento di tensione: i Paesi che crescono - Lussemburgo, Malta, Svezia - sono quelli che accettano immigrazione; quelli che si svuotano sono quelli che la rifiutano.
E adesso?
- Per l'Italia il quadro è tra i più critici dell'intero continente. Nel 2100 il Paese avrà un rapporto di dipendenza degli anziani pari al 65,7%, il terzo più alto nell'Ue, e un'età mediana proiettata a 53 anni, seconda solo a Malta.
- La quota di ultra-80enni raggiungerà il 17,4%, la più alta in assoluto tra gli Stati membri. In questo scenario, la questione migratoria smette di essere un tema di ordine pubblico per diventare una variabile strutturale della tenuta economica del Paese: senza un afflusso consistente e gestito di lavoratori stranieri, il sistema pensionistico e sanitario italiano è destinato a diventare finanziariamente insostenibile già nel medio periodo.