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Secondo uno studio la deterrenza nucleare francese è profondità strategica per Parigi ma non un ombrello per l'Europa

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Secondo uno studio la deterrenza nucleare francese è profondità strategica per Parigi ma non un ombrello per l'Europa

Cos’è successo

La Fondation pour la Recherche Stratégique, uno dei principali centri studi francesi, ha pubblicato un rapporto sulla 'dissuasion avancée', la deterrenza nucleare estesa - quella che offrono gli Stati Uniti all'Europa. Lo studio parte dagli annunci e interrogativi avanzati dal presidente francese, Emmanuel Macron all’Île Longue il 2 marzo scorso, in cui proponeva Parigi come alternativa a Washington sulla deterrenza nucleare europea.

Nel suo discorso il presidente francese ha sostenuto che gli interessi vitali francesi (quelli per i quali scatterebbe il ricorso al nucleare) hanno una “dimensione europea”. Macron, però, non ha né parlato di condivisione delle capacità nucleari francesi né chiaramente definito questi interessi. Il concetto di fondo prevede invece una cooperazione sempre più stretta con partner europei: esercizi congiunti, signaling strategico, contributo convenzionale alle attività legate alla deterrenza, e dispiegamenti occasionali di mezzi delle Forces aériennes stratégiques (Rafale e/o MRTT Phénix) su basi alleate. Otto Paesi hanno espresso disponibilità: Regno Unito, Germania, Polonia, Paesi Bassi, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca. Cinque di questi ospitano o hanno ospitato bombe nucleari tattiche B61 americane. Non c'è l’Italia. Macron ha anche annunciato un aumento delle ogive schierate (ovvero la parte del missile che contiene la carica esplosiva effettiva), il cui volume non sarà più reso pubblico, e un legame più esplicito tra forze convenzionali e nucleari.

Perché conta

La Francia ha sempre cercato un'autonomia strategica di cui il nucleare ne è la manifestazione più eclatante. I passi avanti fatti da Parigi sono importanti e, per certi versi, quasi rivoluzionari. È però necessario non cadere nei facili entusiasmi: Parigi europeizza la postura nucleare senza europeizzare la garanzia.

  • Gli alleati europei possono contribuire alla deterrenza francese (basi, esercitazioni, early warning, difesa missilistica, cooperazione nell'attacco in profondità), ma Parigi esclude garanzie esplicite e formali - almeno per ora;
  • La Francia guadagna profondità strategica: se il suo nucleare è più distribuito, allora gli obiettivi di un'eventuale ritorsione aumentano al di fuori della Francia, cosa che significa che la Francia diventa meno vulnerabile. Finora, però, siamo più alla rassicurazione politica più che ad un ombrello sostitutivo di quello Usa.

Adesso

  • Nei prossimi mesi sarà necessario definire modalità operative: chi ospita cosa, quali regole d’ingaggio convenzionali, come integrare radar/satelliti di early warning e difesa antimissile senza entrare nel nuclear sharing Nato. Un passo fondamentale sarà la revisione della postura americana in Europa che potrebbe incentivare maggiore partecipazione all'iniziativa francese, sia come numero di Paesi che come intensità dell'ingaggio;
  • Londra resterà il partner nucleare privilegiato; I Paesi del nuclear sharing NATO (Italia, Belgio, Germania, Turchia e Olanda) più la Polonia dovranno decidere se la «dissuasion avancée» è complemento o alternativa. L'assenza di Roma è, finora, passata inosservata ma certo obbligherà a scelte, incluso di non scegliere;
  • Sul medio termine il vero test sarà politico più che militare: senza garanzia reciproca, la formula può rafforzare la Francia e frammentare l’Europa, lasciando intatto il nodo della credibilità nucleare continentale se gli Stati Uniti riducono il proprio impegno.

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