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Riarmo europeo: la Francia accelera, ma ancora ognuno per sé
Riarmo europeo: la Francia accelera, ma ancora ognuno per sé
Cos’è successo
La Francia ha presentato una legge di programmazione militare aggiornata che sarà illustrata al Parlamento la prossima settimana, l’8 aprile. Il documento stanzia 8,5 miliardi di euro per droni e missili entro il 2030 e prevede una spesa complessiva per la difesa che salirà da 63,3 miliardi nel 2027 a 76,3 miliardi nel 2030. Gli obiettivi sono chiari: scorte di munizioni loitering come i droni kamikaze aumentate del 400%, bombe guidate AASM Hammer del 240%, missili Aster e Mica del 30%. Il premier Sébastien Lecornu ha detto ai parlamentari che la priorità urgente è una sola: le munizioni. Il documento usa una formula che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata fuori luogo in Francia: prepararsi a una "economia di guerra".
Perché è importante
La Francia non sta solo aumentando la spesa, sta ridisegnando la propria industria della difesa in funzione di una guerra ad alta intensità che considera possibile entro fine decennio. I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno dimostrato quanto rapidamente si consumino le scorte di munizioni, e Parigi ha tratto la lezione. La legge è anche una risposta diretta al secondo mandato di Trump: il timore che Washington riduca il proprio impegno nella Nato, ha accelerato in tutta Europa la corsa al riarmo. MBDA, il principale produttore europeo di missili, aumenterà la produzione del 40% già quest'anno, raddoppiando la linea degli Aster. Significativo anche ciò che la legge non prevede: nessun Rafale aggiuntivo, nessuna fregata, la priorità non è la quantità di piattaforme ma la massa di munizioni, che è esattamente la lezione imparata del conflitto ucraino.
-C'è però un problema strutturale che questa legge mette in evidenza e che riguarda l'intera Europa. Mentre la Commissione Ue ha mobilitato 800 miliardi con il piano ReArm Europe, la Germania ha scelto di finanziare autonomamente il proprio riarmo, modificando il freno al debito e puntando al 3,5% del PIL entro il 2029, senza passare dai meccanismi comuni europei. La Francia, di fatto, sta facendo lo stesso: cancella l'Eurodrone, congela il carro armato franco-tedesco, privilegia i campioni nazionali MBDA e Safran. Il risultato è che il rafforzamento delle capacità europee di difesa avviene con una frammentazione crescente, con pochi o nessun passo concreto verso una reale comunalità degli equipaggiamenti e troppe versioni nazionali dei pochi sistemi d'arma comuni. L'Europa spende di più, ma non necessariamente insieme e questo rischia di rendere il riarmo meno efficiente e l'autonomia strategica più lontana proprio nel momento in cui sarebbe più urgente.
E adesso?
Se Francia e Germaniad continuano a riarmarsi in ordine sparso, il risultato sarà due eserciti più forti ma incompatibili, esattamente il contrario dell'autonomia strategica europea che entrambi dichiarano di volere.