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Quattro aziende spaziali americane contestano lo Space Act Ue

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Quattro aziende spaziali americane contestano lo Space Act Ue

Cos’è successo

Tra il 5 e il 6 settembre, la start-up tedesca Isar Aerospace ha messo in orbita il secondo volo del lanciatore Spectrum (partendo da Andøya in Norvegia) con cinque cubesat universitari e un payload ESA Boost!. Quello di Isar Aerospace è uno dei rari successi commerciali europei: dei 212 tentativi orbitali da inizio anno (di cui 205 riusciti), il Falcon 9 di SpaceX è stato l'attore dominante. Il 6 settembre SpaceX ha infatti lanciato altri 27 Starlink da Vandenberg.

Questi sviluppi vanno letti sotto un'altra chiave. Oggi si apre a Parigi, al Grand Palais, l’International Space Summit (che vede la partecipazione di circa 120 Paesi -- tra i quali sono invece esclusi Russia, Iran e Corea del Nord). Il Summit, però, ha visto nei giorni scorsi SpaceX, Blue Origin, Stoke Space e Starcloud ritirarsi dopo una conversazione con la Casa Bianca: partecipare poteva da una parte apparire come sostegno alle posizioni dell'UE, incluso lo Space Act, e dall'altra c’è preoccupazione e scetticismo a Washington per la partecipazione al summit della Cina. Il cancelliere tedesco Merz salterà l'evento. La Francia, invece, ha replicato dicendo che i vuoi aperti verranno colmati da altri - la Cina. Queste tensioni non sono sorprendenti: nascono sulla scia del lavoro in corso al parlamento europeo sullo Space Act che ha generato tensioni tra aziende piccole e grandi, tra governi e aziende, tra governi e tra UE e Stati Uniti.

Perché conta

Il vertice doveva mostrare un’Europa spaziale autonoma. Senza i campioni USA, con il cancelliere tedesco che declina l'invito, diventa un forum a tre vie Europa-Cina-resto del mondo, dove quella europea non appare particolarmente florida.

  • Washington tratta lo Space Act come barriera normativa; Parigi usa i cinesi come leva diplomatica. Più lo Space Act ritarda, più si fa danno all'industria europea, ma più lo Space Act rimane nella sua forma attuale, e più catastrofiche possono essere le conseguenze su rapporti transatlantici e su alcuni operatori europei che, addirittura, dicono di essere costretti a chiudere;
  • Isar e i contratti ESA Boost! sono sviluppi importanti e interessanti, ma l'Europa è ancora lontana da poter competere con il Falcon o con i lanciatori riutilizzabili cinesi.

Adesso

  • Il summit dovrà favorire una convergenza diplomatiche su traffico orbitale, detriti e frequenze. Senza i più importanti attori al mondo nel campo dello spazio -- le aziende americane -- non è chiaro quale valenza queste convergenze possano avere oggi e in futuro;
  • Il Consiglio UE deve cercare di portare a termine la scrittura dello Space Act con coerenza: se il mondo difesa viene escluso eccessivamente, il documento ne risulta svuotato; se invece lo Space Act è troppo concentrato sul mondo difesa, allontana gli attori americani e quelli commerciali;
  • L’Europa rischia di regolare un mercato in cui sta arrancando, e dunque sul quale ha influenza limitata, finendo addirittura per cooperare con Pechino pur di non restare sola, con conseguenze politiche, diplomatiche e militari potenzialmente devastanti. IRIS², l'alternativa europea a Starlink (che dovrebbe contare 330 satelliti LEO e 18 MEO) resta l’unica scommessa di costellazione sovrana, su cui però in molti hanno dubbi, per i costi e i ricavi.

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