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Piano casa da 100 mila alloggi in 10 anni: i sindacati lo giudicano insufficiente a fronte di 5 mln di abitazioni non occupate

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Piano casa da 100 mila alloggi in 10 anni: i sindacati lo giudicano insufficiente a fronte di 5 mln di abitazioni non occupate

Cos’è successo

Cgil, Cisl e Uil sono stati ascoltati dalla commissione Ambiente della Camera nell'ambito dell'esame del decreto legge sul Piano casa. Daniela Barbaresi (Cgil) ha espresso forte preoccupazione per la prevista vendita di una quota degli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ritenendola una nuova dismissione del patrimonio pubblico i cui ricavi non finirebbero in nuove abitazioni ma servirebbero solo a fare cassa. Critiche anche sulla figura del commissario straordinario, in carica fino al 2027 senza chiarezza su cosa succederà dopo.

Più aperto l'approccio della Cisl, con Andrea Cuccello che ha definito il provvedimento "innovativo e trasversale", apprezzando il recupero del patrimonio esistente, la rifunzionalizzazione di immobili pubblici dismessi e lo strumento del "Rent to buy" per chi è escluso sia dall'edilizia pubblica sia dal mercato. Fausto Pallaria (Feneal Uil) ha riconosciuto il merito di aver riportato l'abitare al centro del dibattito, ma ha bocciato l'entità delle risorse, giudicate insufficienti rispetto a una crisi ormai strutturale.

Perché conta

Il decreto stanzia 970 milioni di euro fino al 2030 concentrati sul recupero del patrimonio abitativo, ma le audizioni hanno fatto emergere dubbi sulla reale capacità del piano di rispondere a un'emergenza che riguarda affitti in aumento, sfratti, cinque milioni di case vuote e lavoratori che rinunciano a impieghi per mancanza di alloggi accessibili.

  • L'obiettivo dichiarato di 100 mila alloggi in dieci anni viene considerato dalla Uil troppo basso rispetto al fabbisogno reale;
  • La governance multilivello rischia secondo la Cisl di generare sovrapposizioni di competenze e rallentamenti nell'attuazione;
  • Il Fondo per la morosità incolpevole e il Fondo sostegno affitti sono giudicati sottofinanziati da tutte e tre le sigle.

Adesso

  • La Uil propone di finanziare un Piano europeo per la casa tramite eurobond sociali e di intervenire con la leva fiscale, ad esempio regolamentando gli affitti brevi nei centri storici e modificando cedolare secca e Imu;
  • La Cisl chiede di rafforzare la bilateralità e la contrattazione territoriale, trasformando il tema abitativo in una leva di welfare aziendale che leghi insieme casa, lavoro e reddito.

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