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Petrolio giù del 5% dopo la tregua Usa-Iran ma i tassi BCE restano alti perché l'inflazione non dipende solo dall'energia

Cos’è successo
Washington e Teheran hanno firmato domenica un memorandum d'intesa che mette in pausa tre mesi di guerra, esplosa a metà marzo. L'accordo prevede la fine delle ostilità su tutti i fronti — incluso il Libano — e continuano le trattative per una soluzione definitiva sulla proliferazione nucleare. Trump ha annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale.
Mercati in fermento: greggio giù, Borse asiatiche su. Lunedì il petrolio ha perso quasi il 5%, ai minimi dal 4 marzo: Brent a 83 dollari, WTI a 80,7, in rialzo di circa il 38%. Nikkei e Kospi oltre il 5%. La firma ufficiale è attesa venerdì 19 a Ginevra. Israele non è parte dell'accordo — lo ha confermato Netanyahu — e il testo resta riservato.
Perché conta
Il rimbalzo dei mercati arriva in un momento delicato per l'eurozona. Il prezzo del petrolio greggio scende, ma non si sa ancora quando gli approvvigionamenti dal golfo torneranno ai livelli antecedenti al conflitto. L'11 giugno la BCE ha alzato i tassi per la prima volta dal 2023, deposito al 2,25%, per contenere il contagio dell'aumenti dei prezzi energetici nel resto dell'economia: inflazione al 3,2% a maggio, crescita 2026 tagliata allo 0,8%. Il prezzo del greggio in discesa aiuterà si vedrà solo tra qualche mese, ma con l'inflazione core al 2,5% non può fare dietrofront nel breve termine.
Tradotto: la stretta dei tassi rimane anche se la guerra finisce del tutto. Per l'Italia significa BTP sotto pressione e banche — Intesa, UniCredit, Mediobanca — cariche di titoli di Stato. Il mercato festeggia il flusso (il petrolio) e ignora lo stock (tassi, debito, geopolitica).
- La BCE vede inflazione al 3,0% nel 2026 e crescita ad appena lo 0,8%: lo schiacciamento da stagflazione resta anche con il greggio più economico;
- Lo spread BTP-Bund è a 72 punti (decennale al 3,68%, Bund al 2,96%), il minimo di giugno, ma il rialzo erode i prezzi dei BTP e i bilanci bancari mentre il MEF colloca il BTP Italia Sì retail (15-19 giugno);
- Sì, ma l'accordo è un memorandum non firmato, senza Israele che pensa di continuare da solo la campagna in Libano. La vera vincitrice è la Cina: il 40% della sua elettricità arriva da fonti a basse emissioni (era il 25% un decennio fa), schermata dagli shock petroliferi.
Adesso
- Venerdì 19 giugno la firma a Ginevra è il primo test: senza un testo trasparente sul nucleare e una ripresa stabile del traffico nello Stretto, il calo del greggio può invertirsi;
- Il 23 luglio si riunisce di nuovo la BCE. I mercati prezzano almeno un altro rialzo nel 2026, settembre in pole. Finché il core resta sopra il 2,5% non arriveranno tagli: l'Euribor anticipa le decisioni, e mutui variabili e BTP lunghi restano sotto tensione per l'estate;
- Entro il quarto trimestre l'IEA deve capire l'andamento dei mercati dopo la riapertura di Hormuz: rimangono da gestire i danni a porti e impianti — il 17% della capacità LNG del Qatar, servono tra 3 e 5 anni per ripararla. La Banca Mondiale taglia la crescita globale al 2,5% dal 2,9%; l'ADB prepara aiuti urgenti al Pacifico più un piano da 70 miliardi al 2035. Scenario base: sollievo sui prezzi, non sulla struttura.