Policy NewsPolitica Internazionale
Pesca in crisi nell'Ue: profitti crollati dell'87,5% e la flotta ha un'età media di 34 anni

Cosa è successo
Il 30 aprile la Commissione europea ha pubblicato la valutazione decennale del Regolamento sulla Politica Comune della Pesca (PCP), la norma che dal 2014 governa la gestione delle risorse ittiche Ue. Il bilancio è contraddittorio: la quota di stock pescati a livelli sostenibili è salita dal 50% del 2014 al 63% nel 2022, ma la biomassa non si è ripresa come atteso e i profitti della flotta sono crollati. Gli sbarchi totali nel 2023 si sono attestati a 3,39 milioni di tonnellate, il livello più basso del decennio, con un calo del 22% in volume dal 2014. La valutazione alimenterà la riforma della PCP e la Visione 2040 per la Pesca e l'Acquacoltura, il quadro strategico quindicennale in preparazione.
Perché è importante
Un decennio di PCP non ha risolto il paradosso strutturale del settore: meno pressione di pesca non ha generato né stock più sani né flotte più redditizie. Il problema principale, secondo i valutatori, non è la norma in sé ma la sua attuazione disomogenea tra gli Stati membri.
- Stock fermi, flotte che invecchiano. Il 20% degli stock valutati nel 2022 è ancora al di sotto del livello minimo di biomassa per la riproduzione, contro il 16% del 2014. L'età media della flotta attiva ha raggiunto 33,5 anni (26 nel 2014), con un tasso di rinnovo inferiore all'1%. L'occupazione nella pesca è scesa da 141.000 addetti a 119.479, con un calo delle posizioni a tempo pieno del 29,6%. Il margine netto di profitto è crollato dall'8% all'1%, contro un obiettivo del 18%.
- Il paradosso dell'autosufficienza. L'Ue copre solo il 38,1% della propria domanda di prodotti ittici (46,1% nel 2014), con un deficit commerciale di 21,6 miliardi di euro nel 2024. Le cinque specie più consumate, tonno, salmone, merluzzo, pollock e gamberetti, sono autoprodotte solo al 12%. L'acquacoltura è redditizia (utile netto raddoppiato a 793 milioni di euro tra 2014 e 2022) ma cresce appena del 2% in volume per via di burocrazia, accesso agli spazi marini e costi dei mangimi.
E adesso?
- Questi risultati alimenteranno la Visione 2040 e la strategia sull'azione esterna in materia di pesca. Il nodo principale è il Mediterraneo, dove il 48% degli stock è ancora pescato oltre la soglia di sostenibilità (FMSY - la mortalità di pesca compatibile con la resa massima sostenibile) e la biomassa continua a diminuire;
- I costi esterni non controllabili restano il vero ostacolo. Nel picco del 2022, i costi energetici hanno rappresentato quasi il 22% dei ricavi della flotta. Con un ritorno medio sugli investimenti del 5% (contro il 18% atteso), il rinnovo della flotta è economicamente fuori portata per la maggior parte degli operatori: la prossima PCP dovrà scegliere se compensare questi costi, rischiando di sovvenzionare capacità in eccesso, o puntare su una transizione strutturale più netta.