Policy News
Per la NATO 3.0 gli Usa valutano tagli tra il 25% e il 75% delle forze americane in Europa

Cos’è successo
La scorsa settimana, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth, ha annunciato una revisione della postura delle forze Usa in Europa, che il suo Sottosegretario Elbridge Colby ha poi illustrato agli alleati europei. Questa revisione, della durata di circa sei mesi e condotta in consultazione con alleati NATO e Congresso, accelera il passaggio a quello che Colby chiama “NATO 3.0”: un’alleanza in cui l’Europa assume la responsabilità primaria della difesa convenzionale, mentre gli Stati Uniti restano garante nucleare e strategico.
Il ribilanciamento è già iniziato nei mesi passati, con il ritiro di 5.000 militari dalla Germania, 700 dalla Romania e la riduzione del presidio in Estonia da 500-700 a meno di 100 unità. A ciò si aggiunge poi la cancellazione del dispiegamento di missili a lungo raggio in Germania; il taglio a capacità di attacco aereo (da 150 a 100 a caccia, -30%), aerei di rifornimento (-8), raccolta di informazioni aerea (da 26 a 15 aerei) e bombardieri strategici (da due gruppi a uno). In parallelo, gli alleati europei e il Canada continuano ad aumentare la spesa in difesa e, durante il passato vertice NATo di Ankara, hanno lanciato nuove iniziative multinazionali tra cui sul trasporto aereo (A400M/MRTT), raccolta informazioni aerea (MQ-4C Triton e GlobalEye) e un programma da circa €50mld in dieci anni per attacco di precisione in profondità.
Perché conta
Secondo il Center for Strategic and International Studies, per comprendere le implicazioni di questa revisione della postura americana in Europa bisogna dividere l'intera questione in livelli:
- Primo livello: cosa l’Europa può già fornire, come combattimento terrestre, difesa territoriale, munizioni;
- Secondo livello: cosa l'Europa potrà fornire, come mobilità aerea, sorveglianza aerea, fuoco a medio-lungo raggio, sicurezza marittima;
- Terzo livello: ciò da cui l'Europa è e rimarrà dipendente, come le catene di comando e controllo integrato, la difesa aerea e missilistica;
- Il dibattito non è più sul burden sharing, ma sulla sostituzione reale di capacità. La domanda centrale è se l’Europa riesca a chiudere i gap più in fretta di quanto la Russia possa sfruttarli. Una presenza USA ridotta ma persistente sul fianco orientale resta utile per deterrence by denial e rassicurazione, ma non può più coprire i vuoti convenzionali;
- Il vero vincolo non è la volontà politica, ma la capacità industriale: SAFE e ReArm Europe tentano di affrontarlo, ma i tempi di produzione restano il collo di bottiglia che non si può risolvere in settimane o in mesi ma in anni.
Adesso
- La revisione lanciata dal Pentagono in coordinamento con Congresso e NATO definirà nei prossimi mesi dove tagliare, dove mantenere e quali gap europei considerare “chiusi”;
- L’Europa dovrà concentrare gli investimenti collettivi sui livelli 2 e 3, evitando che logiche di investimento nazionale finiscano per creare frizioni o competizione tra alleati;
- Sul medio termine (2027-2030), il successo di NATO 3.0 dipenderà dalla capacità europea di produrre massa, munizioni e interoperabilità abbastanza in fretta da rendere credibile una difesa convenzionale a guida europea, con gli USA come garanzia nucleare e non più come sostituto operativo.