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Per la crisi energetica l'Italia rischia un calo del PIL di 2 punti nel triennio 2026-2028

Cos’è successo
La Banca d'Italia ha elaborato uno scenario critico per l'economia italiana nelle sue Proiezioni macroeconomiche per l'economia italiana e nel Bollettino economico n. 4/2026. L'analisi esamina gli effetti di un ulteriore aumento dei prezzi internazionali dell'energia, in un contesto segnato dal conflitto in Medio Oriente e dalle difficoltà con gli approvvigionamenti di petrolio e gas naturale.
Nello scenario più severo per l'Italia, costruito secondo la metodologia della Banca centrale europea, le quotazioni dei combustibili fossili aumenterebbero sensibilmente rispetto alle ipotesi di base. Le conseguenze sarebbero una riduzione della crescita economica e un'accelerazione dell’inflazione, con ricadute sul potere d'acquisto delle famiglie, sui costi delle imprese e sui conti con l'estero.
Perché conta
- Nello scenario severo, l’impatto sulla crescita sarebbe pari a -0,1 punti percentuali nel 2026, -1 punto nel 2027 e -0,7 punti nel 2028. Il rincaro dell'energia sottrarrebbe quindi quasi due punti di PIL complessivi nel triennio rispetto allo scenario di base;
- L'inflazione, invece, sarebbe più alta di oltre tre punti percentuali: l'aumento aggiuntivo sarebbe di 0,5 punti nel 2026, 2,5 punti nel 2027 e 0,3 punti nel 2028. Il rincaro del petrolio e del gas si trasferirebbe sui prezzi al consumo, riducendo il potere d'acquisto delle famiglie;
- Rispetto alle ipotesi di base, il petrolio aumenterebbe di 13 dollari al barile nel 2026, di 51,6 dollari nel 2027 e di 45,9 dollari nel 2028. Per il gas, invece, gli incrementi sarebbero rispettivamente di 32,9 €/MWh, 62,8 €/MWh e 41,9 €/MWh. Nello scenario avverso, invece, la contrazione del PIL sarebbe più contenuta, e una rapida soluzione diplomatica alla crisi consentirebbe una crescita cumulata aggiuntiva dello 0,4% e un'inflazione inferiore di mezzo punto.
Adesso
- Famiglie e imprese rischiano di subire una nuova perdita di potere d'acquisto e competitività. Bollette più care e maggiori costi di trasporto e produzione ridurrebbero il reddito disponibile delle cittadini e i margini delle aziende. Le imprese più esposte ai consumi energetici potrebbero trasferire parte dei rincari sui prezzi finali, oppure ridurre investimenti e produzione;
- Il peggioramento dei conti con l'estero aumenterebbe la vulnerabilità dell'Italia. Secondo lo scenario, nel 2026 il disavanzo energetico potrebbe ampliarsi di quasi un punto di PIL, a parità di volumi consumati. Una maggiore spesa per importare combustibili assorbirebbe risorse che potrebbero altrimenti sostenere la domanda interna e gli investimenti;
- Le misure temporanee sui carburanti non eliminano il rischio di una nuova fiammata dell'inflazione. La fine dello sconto sulle accise del gasolio e l'effetto (limitato nel tempo) del calmieramento volontario dei prezzi alla pompa lasciano famiglie e imprese esposte alla possibilità di nuovi rincari. L'evoluzione del conflitto in Medio Oriente, la sicurezza dei transiti marittimi e la disponibilità di idrocarburi resteranno dunque determinanti per l'andamento dell’economia italiana. Una crisi prolungata potrebbe inoltre indurre la Banca centrale europea a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo, frenando ulteriormente consumi e investimenti.