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Per il Centcom in 38 giorni con 1.450 attacchi gli Usa hanno azzerato l'85% dell'industria militare iraniana

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Per il Centcom in 38 giorni con 1.450 attacchi gli Usa hanno azzerato l'85% dell'industria militare iraniana

Cos’è successo

Il comandante del Central Command (Centcom) americano, l'ammiraglio Brad Cooper, ha testimoniato giovedì 14 maggio 2026 al Senato americano: nel suo intervento, ha affermato che in meno di 40 giorni di operazioni di combattimento nell’ambito dell’Operation Epic Fury, le forze armate USA hanno smantellato sistematicamente ciò che l’Iran aveva costruito in quattro decenni con decine di miliardi di dollari. Cooper ha elencato numeri impressionanti: oltre l’85% della base industriale per missili balistici, droni e difesa navale è stato danneggiato o distrutto con 1.450 attacchi su fabbriche di armi. L’Aeronautica iraniana è passata da 30-100 sortite al giorno a zero. Sono stati distrutti o resi inutilizzabili 161 navi di 16 classi diverse, eliminato il 90% dell’inventario di oltre 8.000 mine navali (con più di 700 attacchi mirati) e abbattuto l’82% dei sistemi di difesa aerea missilistica insieme alla rete radar e di comando. Inoltre, oltre 2.000 attacchi sulle strutture di comando e controllo hanno creato vuoti di leadership, paralisi e persino diserzioni nelle fila iraniane. Risultato, secondo CENTCOM: l’Iran non può più rifornire in modo affidabile Hezbollah, Houthis, Hamas o le milizie irachene con armi avanzate e non è più in grado di proiettare potenza nella regione né di minacciare persistentemente USA e alleati.

Va evidenziato come solo due giorni prima il New York Times abbia riportato valutazioni classificate dell’intelligence Usa che contraddicono questa lettura: l’Iran conserverebbe ancora il 70% del suo stoccaggio di missili pre-guerra, il 70% dei lanciatori mobili e l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici lungo lo Stretto di Hormuz, con il 90% delle strutture sotterranee parzialmente o completamente operative.

Perché conta

  • Questa testimonianza segna un momento chiave nella valutazione ufficiale dell’operazione militare Usa-Israele contro l’Iran, che ha ridefinito gli equilibri regionali dopo decenni di proxy war e minacce nucleari. I numeri forniti da CENTCOM indicano un successo tattico-operativo senza precedenti in tempi così brevi, ma le rivelazioni del NYT evidenziano che il quadro strategico resta più complesso e controverso;
  • La discrasia tra dati Centcom e fonti anonime consultate dal New York Times evidenzia due letture differenti. È assolutamente possibile che entrambe le fonti siano veritiere ma che i rispettivi analisti, con metodi e strumenti differenti, arrivino a conclusioni divergenti;
  • Gli effetti della guerra contro l'Iran e, in particolare, le disponibilità militari in mano a Tehran segneranno il corso di politica estera del Paese nei mesi a venire. Se dunque l'interpretazione del NYT dovesse essere più corretta, la crisi potrebbe riniziare - da una parte o dall'altra. Se invece l'analisi del Centcom è più fondata, è più facile aspettarsi che l'Iran giunga a miti consigli.

Adesso

  • Verifica sul campo e intelligence: sulle azioni iraniane pesa molto l'influenza cinese. Non a caso, dopo il vertice tra Stati Uniti e Cina, alcune voci iraniane si sono lamentate di un presunto tradimento di Pechino. Se, come sostiene il Nyt, l'Iran ha ancora capacità missilistiche robuste, dovremmo o almeno potremmo vederne un uso -- anche perché prezzo del greggio e yield sui Tresuries americani stanno a livelli molto alti;
  • I recenti attacchi segreti da parte di Arabia Saudita ed Emirati contro l’Iran (rivelati dal NYT il 14 maggio) e la controversia sul viaggio di Netanyahu negli UAE mostrano che gli attori del Golfo stanno diventando più assertivi e meno dipendenti dalle sole garanzie USA. Se dunque avesse ragione il NYT, potremmo vedere un maggiore interventismo da parte degli attori regionali;
  • Se invece i dati del Centcom dovessero essere corretti, l'Iran potrebbe trovarsi obbligato nel corso delle prossime settimane/mesi ad allentare la presa, soprattutto se la Cina dovesse fare pressione congiunta insieme a Washington.

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