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Per gli Usa il conto della guerra con l'Iran sale a 37,5 mld di dollari mentre Trump sfida le critiche interne

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Per gli Usa il conto della guerra con l'Iran sale a 37,5 mld di dollari mentre Trump sfida le critiche interne

Cos’è successo

La guerra tra Usa e Iran è stata, ed è tuttora, un’operazione a dir poco onerosa, sia dal punto di vista economico sia da quello politico. Durante un'audizione al Senato, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha rivelato che la spesa complessiva sostenuta finora dagli Stati Uniti per il conflitto con l'Iran ha raggiunto i 37,5 miliardi di dollari - con un incremento di quasi il 30% rispetto alla precedente stima di 29 miliardi - difendendo al contempo la richiesta della Casa Bianca di un ulteriore finanziamento d'urgenza pari a 67 miliardi.

Sul campo la pressione resta altissima: il Comando Centrale statunitense (Centcom) ha condotto l'undicesima serie di raid notturni consecutivi contro le infrastrutture militari iraniane per garantire la sicurezza del traffico navale e la riapertura dello Stretto di Hormuz, mentre il presidente Donald Trump cerca di minimizzare i costi e le perdite umane della campagna confrontando i dati attuali con le ben più sanguinose operazioni del passato in Iraq e Afghanistan.

Perché conta

  • Le stime ufficiali del Pentagono indicano una spesa militare complessiva di quasi 38 miliardi di dollari, integrando le coperture previste fino a fine settembre, a cui si aggiunge la richiesta d'emergenza presentata dall'amministrazione Trump per ulteriori 67 miliardi destinati alle forze armate;
  • L’inquilino della Casa Bianca, intanto, difende sui social la bontà della sua strategia mettendo in fila i numeri delle precedenti guerre americane e citando i 2.000 morti in Afghanistan e i 4.600 in Iraq, con l'obiettivo esplicito di presentare l'intervento contro l'Iran come un’operazione limitata (in confronto e in termini assoluti);
  • Le forze di Washington proseguono le operazioni mirate sulle infrastrutture di Teheran, mentre la Camera dei Rappresentanti approva un emendamento alla legge di bilancio della Difesa che prevede un taglio dello 0,5% per le componenti del Pentagono capaci di fallire i propri audit contabili indipendenti.

Adesso

  • A livello interno, l'amministrazione Trump si trova a gestire una duplice pressione politica, divisa tra la necessità di giustificare al Congresso i costi crescenti dell'operazione e il rigore sui conti imposto dalla Camera;
  • Con l'estensione dei raid statunitensi sui depositi e i nodi di comando iraniani, l'ipotesi di un congelamento delle ostilità appare messa da parte, spingendo la regione verso un'escalation aperta e continuata;
  • La sicurezza delle rotte marittime globali resta lo snodo strategico cruciale, dove il presidio statunitense dello Stretto di Hormuz cerca di mettere al sicuro i flussi petroliferi ma espone la stabilità dei mercati energetici globali al rischio costante di nuove ritorsioni iraniane sui navigli commerciali.

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