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Pechino e Washington danno l’ok a Nvidia per riaprire le vendite in Cina
Cosa è successo
Jensen Huang dice che Nvidia ha rimesso in moto la produzione di H200 per la Cina. Stavolta non parla soltanto di licenze o di spiragli, ma di ordini, clienti autorizzati e supply chain riaccesa a tutti gli effetti.
Fino a poche settimane fa il blocco sembrava soprattutto amministrativo. Washington aveva allentato qualcosa, ma i ricavi restavano invisibili e Pechino non aveva ancora sciolto il nodo import. Adesso il canale torna a muoversi e, stando a Reuters, Nvidia starebbe preparando anche una versione dei chip Groq espressamente per la Cina, attesa per maggio. Non soltanto i chip H200 (Hopper) rimasti sospesi nel limbo dei controlli, dunque, ma una corsia Cina-compatibile anche sul lato inference.
Perché è importante
Con lo sbocco cinese prende forma un regime di accesso condizionato. La frontiera resta americana, mentre alla Cina arriva hardware competitivo — superiore all’offerta domestica — con licenze discrezionali e rubinetto in mano a Washington (che incassa comunque il 25% su ogni GPU venduta).
Nvidia, tanto per cambiare, si colloca al centro di questa architettura, anche come soft power. Grazie ad un quasi-monopolio, incorpora ed incanala il potere americano sul compute globale; allo stesso tempo, però, monetizza lo spiraglio riaperto, pur tenendo la Cina ancora fuori dalla guidance dei data center — e non è un caso che Huang, alla GTC, abbia detto che si aspetta “almeno” un trilione di revenue.
C’è poi un’osservazione geopolitica tutt’altro che secondaria, che vede gli Stati Uniti interessati a porsi da tramite fra la Cina e Taiwan. Tagliare fuori Pechino dalla catena del valore prodotta dalle fabbriche di TSMC rischierebbe di rendere Taiwan pericolosamente inutile agli occhi militari della Cina; e anzi, un eventuale attacco risulterebbe un colpo mortale proprio per gli USA. Una dipendenza regolata è dunque sicuramente più strategicamente saggia di una cesura totale.
E adesso?
Si intravede un equilibrio sporco ma leggibile, con le solite incognite sulla durata. Al momento, per Nvidia e il governo, la situazione di “pedaggio geopolitico” resta un win-win. Vedremo se, nel più lungo termine, le contromisure cinesi — sulla cui stack continuano a lavorare alacremente — non creeranno un’alternativa valida.