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Nuove sanzioni contro Mosca: 632 navi colpite in totale, per la prima volta presi di mira due porti russi

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Nuove sanzioni contro Mosca: 632 navi colpite in totale, per la prima volta presi di mira due porti russi

Cosa è successo

Durante il vertice informale di Cipro, il Consiglio dell'Ue ha adottato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia. Il pacchetto, il più ampio dal 2024, introduce 120 nuove designazioni individuali e si concentra su quattro assi:

  • energia:

  • finanza;

  • commercio;

  • anti-elusione.

  • Sul fronte energetico, il documento elenca 36 entità del settore russo dell'oil & gas e aggiunge 46 navi alla lista della flotta ombra, portando il totale a 632 unità sottoposte a divieto di accesso ai porti europei. Per la prima volta vengono sanzionati due porti russi, Murmansk e Tuapse, e un terminal petrolifero di un Paese terzo, il Karimun Oil Terminal in Indonesia.

  • Il pacchetto include inoltre le basi giuridiche per un futuro divieto generalizzato di trasporto marittimo di petrolio russo, da attivare in coordinamento con il G7. Sul versante commerciale, i nuovi divieti all'esportazione coprono beni per oltre 365 milioni di euro, tra cui trattori e lubrificanti industriali, mentre i nuovi divieti all'importazione riguardano metalli, minerali e rottami per oltre 530 milioni. Introdotta anche una quota sulle importazioni di ammoniaca russa.

  • Sul fronte anti-elusione, per la prima volta l'Ue ha attivato il proprio strumento specifico, applicandolo al Kirghizistan: Bruxelles ha rilevato che macchine a controllo numerico e apparati radio di origine europea venivano sistematicamente riesportati verso la Russia per la produzione di droni e missili. Fino ad oggi, il pacchetto era bloccato dal veto dell'Ungheria.

Perché è importante

Il ventesimo pacchetto è il più grande dal 2024 ma contiene una contraddizione strutturale: la misura più potente, il divieto totale di servizi marittimi alle petroliere russe, è stata approvata sulla carta e sospesa nella pratica. Il divieto avrebbe impedito alle compagnie europee di assicurare, finanziare o servire qualsiasi nave che trasporta greggio russo, un blocco molto più difficile da aggirare del price cap attuale. Grecia e Malta si sono opposte: senza un accordo parallelo del G7, un divieto europeo unilaterale sposterebbe i contratti verso armatori cinesi e indiani, rafforzando di fatto l'infrastruttura alternativa che Mosca sta costruendo da tre anni. Il divieto rimane quindi in sospeso in attesa di un'intesa G7 che, allo stato attuale, non ha una data.

  • Nel frattempo Washington va nella direzione opposta, alleggerendo le sanzioni sul petrolio russo in risposta alla crisi di Hormuz, mentre le entrate russe da greggio raddoppiano in un mese. Lo sblocco politico è reale, la caduta di Orbán ha rimosso un ostacolo durato anni, ma Magyar ha tolto il veto solo quando il petrolio russo ha ricominciato a scorrere attraverso l'oleodotto Druzhba, e ha già dichiarato che l'Ungheria comprerà energia nel modo più economico possibile, Russia inclusa;
  • Sul piano della dottrina sanzionatoria, l'attivazione dello strumento anti-elusione contro il Kirghizistan, il cui commercio con l'Ue è cresciuto da 263 milioni a 2,5 miliardi di euro in tre anni, segna un cambio di metodo: Bruxelles inizia a colpire i canali, non solo la fonte. La quota sull'ammoniaca, infine, è la misura con la ricaduta più diretta sulla filiera agroalimentare europea, perché tocca la base dei fertilizzanti azotati in un mercato già sotto pressione dal blocco su Hormuz.

E adesso?

  • Il Consiglio dovrà ancora decidere quando far entrare in vigore il divieto generalizzato di trasporto marittimo di petrolio russo, previsto in coordinamento con il G7. È il dossier più atteso: un'entrata in vigore anticipata comprimerebbe ulteriormente i ricavi russi, ma richiederebbe un accordo con Washington in un momento in cui i rapporti transatlantici sono sotto tensione;
  • Sul fronte agricolo, la quota sull'ammoniaca inizierà a produrre effetti sui mercati dei fertilizzanti azotati già nel prossimo ciclo di approvvigionamento. Le organizzazioni agricole europee, avranno poche settimane per monitorare l'impatto sui costi di produzione in vista della campagna autunnale.

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