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Nucleare in Italia, 3 cose da sapere dopo il sì del Senato alla legge delega
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Cos’è successo
Dopo quella della Camera, lo scorso giugno, il 23 settembre anche il Senato ha approvato il disegno di legge delega per la possibile reintroduzione dell'energia nucleare in Italia dopo i referendum del 1987 e del 2011.
L'Italia ha prodotto energia nucleare dal 1963 al 1990 e oggi continua a consumare in grandi quantità, dalla Francia: il nostro è infatti uno dei Paesi al mondo che importa più elettricità.
Perché conta
- Le centrali nucleari permettono di produrre elettricità senza emissioni di gas serra, in modo stabile e continuativo, a differenza degli impianti rinnovabili che dipendono dal meteo. Le centrali nucleari, inoltre – a differenza dei parchi eolici e solari – sono dotate di turbine sincronizzate con la rete, la rotazione delle quali garantisce inerzia alla rete, permettendole di mantenere stabile la frequenza. Semplificando molto, l’inerzia rende più resistente la rete e aiuta a mantenere in funzione il sistema nel caso in cui dovessero verificarsi degli scompensi tra l’energia in entrata e quella in uscita;
- Rispetto agli impianti alimentati a gas o a carbone, le centrali nucleari non sono altrettanto dipendenti dalla materia prima, per diversi motivi: perché il prezzo dell'uranio incide solo marginalmente sul costo di produzione dell'elettricità (anziché per i due terzi, come nel caso del gas); perché gli impianti nucleari non hanno bisogno di rifornimenti costanti di combustibile, perché l'uranio può venire stoccato con facilità;
- I piani di decarbonizzazione e la crescita della domanda di elettricità per l’alimentazione dei data center dedicati all’intelligenza artificiale hanno riacceso l’interesse per il nucleare nel mondo. Gli Stati Uniti vogliono quadruplicare la loro capacità nucleare entro il 2050, portandola a 400 gigawatt. Il Giappone, dopo la ritirata successiva all’incidente di Fukushima del 2011, sta lavorando alla ripresa dei reattori. E l’Unione europea, per bocca della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, ha ammesso di aver commesso un “errore strategico” nel trascurare l’industria atomica.
Adesso
- Dopo l'approvazione della legge delega da parte del Senato e l'entrata in vigore, il governo avrà 12 mesi di tempo per legiferare sulla materia, definendo le regole di riferimento per l'intera filiera, dalle autorizzazioni allo smaltimento dei rifiuti (un punto, quest'ultimo, su cui si è finora sempre faticato a trovare un accordo politico);
- Il prossimo governo, se di orientamento diverso, potrebbe decidere di abbandonare la legge (cioè di non applicarla) o di cancellarla: la reintroduzione del nucleare in Italia, dunque, non è scontata;
- Se invece il percorso legislativo procederà senza interruzioni, la stima più realistica per l'ipotetica entrata in funzione di un reattore nel nostro Paese è il 2035. Non è chiaro, però, quali tecnologie verranno adottate: nel decreto si parla infatti di piccoli reattori modulari (SMR) e di impianti avanzati di quarta generazione (AMR), entrambe tecnologie non ancora commercialmente mature. Non viene fatta menzione esplicita, invece, della terza generazione, quella già disponibile sul mercato e largamente utilizzata.