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Nasce il polo italiano del deep tech: Bocconi e Politecnico uniscono le forze
Cosa è successo?
Università Bocconi e Politecnico di Milano hanno annunciato il conferimento dei rispettivi hub imprenditoriali (B4i e PoliHub) nella Tech Europe Foundation (TEF), dando vita al primo polo italiano del deep tech con ambizione di scala europea. La nuova fondazione, sostenuta anche da Ion Foundation, FSI e dalla Camera di Commercio di Milano, integra l’intera filiera dell’innovazione: dalla ricerca scientifica alla creazione e crescita di imprese tecnologiche. Come spiega Ferruccio Resta, presidente di TEF ed ex rettore del Politecnico, l’unione consente di superare la frammentazione del sistema italiano, creando massa critica in termini di startup, capitali e continuità progettuale: le due università rappresentano insieme il 92% dei capitali attratti in Italia da startup fondate da ex universitari, circa sei miliardi di euro. TEF si configura non come incubatore o fondo, ma come infrastruttura permanente, capace di gestire quasi 2.000 candidature l’anno e un portafoglio attivo di oltre 70 imprese.
Perché è importante?
L’operazione affronta uno dei nodi strutturali dell’innovazione italiana: il vuoto nelle fasi iniziali di maturazione tecnologica (TRL 1–5), dove il mercato tende a non investire. Senza un supporto paziente in questa fase, l’intero ecosistema (dal venture capital agli acceleratori) rischia di impoverirsi, alimentando la fuga di talenti verso hub come Berlino o San Francisco. TEF mira a colmare questo gap offrendo un percorso continuo che accompagna studenti, ricercatori e imprenditori dalla prima idea allo scale-up. C’è anche un messaggio politico implicito: pubblico e privato collaborano in modo strutturale, indicando che la competitività tecnologica richiede visione di lungo periodo, ambizione e coordinamento, non iniziative isolate.
E adesso?
La sfida passa dall’architettura all’esecuzione. Il nuovo campus della Bovisa, progettato da Renzo Piano, diventerà un polo fisico di attrazione per talenti e capitali internazionali, mentre TEF dovrà dimostrare di saper trasformare eccellenza accademica in imprese scalabili. Se riuscirà a sostenere in modo credibile le fasi più rischiose dell’innovazione e a pensare “in grande”, il polo potrà competere con Monaco, Berlino e Parigi. In caso contrario, resterà un esperimento ambizioso ma incompiuto. La posta in gioco è chiara: trattenere talenti, costruire deep tech in Italia e recuperare il tempo perso nella corsa europea all’innovazione.