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Mobilità urbana: perché l’auto resta dominante nonostante gli incentivi green
Cosa è successo?
Un nuovo studio su oltre 2.300 lavoratori urbani italiani analizza in modo sistematico le abitudini di commuting e la disponibilità a passare a forme di mobilità più sostenibili. L’analisi individua tre profili distinti: due gruppi fortemente dipendenti dall’auto privata (circa il 72% del campione complessivo) e un terzo più aperto a mobilità attiva e condivisa. Il dato chiave è la forte insoddisfazione verso il trasporto pubblico: oltre il 70% degli intervistati giudica negativamente tempi di percorrenza, puntualità e comfort, mentre anche il costo è percepito come poco competitivo.
Perché è importante?
Il risultato chiarisce perché, nonostante incentivi e retorica sulla sostenibilità, l’auto resti dominante in Italia. Non è solo una questione culturale, ma di qualità del servizio: dove il trasporto pubblico è percepito come lento, inaffidabile e scomodo, la propensione al cambiamento è minima. Anche le soluzioni “green” leggere (bici, e-scooter) mostrano limiti strutturali: fino al 73% degli intervistati non è interessato, neppure in presenza di incentivi aziendali. Questo indica che senza un salto di qualità infrastrutturale, le politiche di mobilità rischiano di avere impatti marginali.
E adesso?
La priorità non è moltiplicare micro-incentivi, ma concentrare investimenti su tempi, affidabilità e integrazione del trasporto pubblico, segmentando le politiche sui diversi profili di utenti. Per il gruppo “aperto al cambiamento” servono infrastrutture rapide e visibili; per i car-dipendenti, soluzioni intermedie (car sharing, servizi per famiglie) e un miglioramento tangibile del servizio. Senza questo, la transizione della mobilità urbana resterà bloccata.