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Mozione parità di genere: M5S attacca il Governo su welfare, lavoro e priorità di spesa
Cosa è successo?
Nel dibattito alla Camera sulla mozione per la strategia nazionale sulla parità di genere, l’On. Sportiello (M5S) ha criticato duramente l’Esecutivo, denunciando un contesto segnato da diseguaglianze strutturali e priorità sbilanciate. Nel suo intervento ha collegato la condizione femminile a dinamiche di potere sistemiche, citando il caso Epstein come esempio di abuso protratto e impunità. La deputata ha accusato il Governo di aver trovato rapidamente risorse per il riarmo mentre sarebbero state accantonate misure come il congedo paritario obbligatorio, maggiori fondi per i caregiver (per l’80% donne) e il salario minimo. Ha richiamato dati sul divario retributivo (circa 8.000 euro medi annui in meno per le donne) e sulla sottorappresentanza ai vertici (20% delle posizioni apicali), oltre a criticità nella medicina di genere e nella tutela della salute femminile.
Perché è importante?
Il confronto riporta al centro tre nodi di policy: allocazione delle risorse pubbliche (difesa vs welfare), strumenti per ridurre il gender pay gap (salario minimo, congedi, caregiver) e integrazione della prospettiva di genere in sanità e lavoro. La critica del M5S punta a evidenziare una distanza tra impegni formali sulla parità e scelte di bilancio. Il tema si inserisce in un quadro europeo di crescente attenzione a parità salariale, trasparenza retributiva e conciliazione vita-lavoro.
E adesso?
Il passaggio in Aula sulla mozione e le eventuali riformulazioni saranno il banco di prova. Da monitorare: evoluzione delle misure su congedi e caregiver, eventuali iniziative su salario minimo o alternative (contrattazione/trasparenza), integrazione della medicina di genere nei LEA e politiche educative su consenso ed educazione sessuo-affettiva. Il dibattito segnala una polarizzazione politica destinata a incidere sull’agenda sociale dei prossimi mesi.