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Mix elettrico nella delega nucleare, l'opposizione cita 170 dollari/MWh contro i 35-50 del fotovoltaico

Cos’è successo
L'Aula della Camera prosegue con la discussione generale sul disegno di legge che delega il governo a definire il quadro giuridico per il ritorno alla produzione di energia da fonte nucleare sostenibile in Italia, comprese le tecnologie modulari avanzate e la fusione. Il provvedimento, illustrato dal relatore On. Squeri (FI), si compone di cinque articoli e prevede l'adozione dei decreti legislativi entro dodici mesi, previa intesa in Conferenza unificata e pareri di Consiglio di Stato e commissioni parlamentari. Tra le modifiche introdotte in sede referente figurano l'estensione dell'oggetto della delega all'utilizzo dell'energia nucleare anche nel settore navale e marittimo, la possibilità per i Comuni di autocandidarsi per ospitare gli impianti di stoccaggio e il coinvolgimento del ministero della Difesa.
Il sottosegretario Claudio Barbaro ha difeso il provvedimento come scelta strategica di lungo periodo per la sicurezza energetica, citando il Pniec 2024 che indica una quota nucleare tra l'11% e il 22% della domanda elettrica al 2050. Dalla maggioranza, l'On. Milani (FdI) e l'On. Casasco (FI) hanno parlato di sovranità energetica e di un mix integrato con le rinnovabili. Dall'opposizione, l'On. Curti (Pd) ha criticato una delega "troppo ampia e generica" citando i costi del nucleare attorno ai 170 dollari/MWh contro i 35-50 del fotovoltaico; Patty L'Abbate (M5S) ha contestato l'effettiva fattibilità degli small modular reactor nei tempi richiesti dagli obiettivi climatici; l'On. Grimaldi (AVS) ha definito il provvedimento un'"arma di distrazione di massa" rispetto agli investimenti immediati possibili sulle rinnovabili. Favorevole, ma con riserve sul merito dei futuri decreti, l'intervento dell'On. Pastorella (Azione).
Perché conta
Il dibattito mette in scena una divisione profonda sul mix energetico nazionale e sulle priorità d'investimento, in un momento segnato da bollette tra le più alte d'Europa, esposizione alle crisi internazionali e impegni di decarbonizzazione vincolanti. Restano sul tavolo nodi tecnici e politici di grande rilievo, dalla gestione delle scorie alle competenze industriali fino agli standard di sicurezza.
- Il testo non autorizza la costruzione di centrali, ma definisce il quadro normativo per disciplinare in futuro la sperimentazione, la localizzazione, la sicurezza e l'intero ciclo di vita degli impianti;
- Il deposito nazionale per le scorie radioattive non risulta ancora individuato, con stime che ne prevedono l'operatività non prima del 2039;
- Le opposizioni contestano costi e tempi di realizzazione del nuovo nucleare, con l'EPR di Flamanville citato più volte come caso di costi quadruplicati e quindici anni di ritardo.
Adesso
- La discussione generale si è chiusa e il provvedimento proseguirà l'esame in Aula con la fase di votazione degli articoli, degli emendamenti e il voto finale alla Camera;