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Milei annuncia sanzioni e una nuova base navale in risposta al progetto petrolifero da 1,8 mld di dollari che Regno Unito e Israele stanno sviluppando alle Falkland-Malvinas

Cos’è successo
Nuova settimana, nuovo braccio di ferro. Giovedì 3 settembre il presidente argentino Javier Milei ha annunciato, in un messaggio a reti unificate trasmesso con l'intero gabinetto al suo fianco, un pacchetto di misure per “rafforzare la sovranità argentina sulle isole Malvinas”, chiamate Falkland dal Regno Unito, che le amministra come territorio d'oltremare: nuove sanzioni contro le aziende straniere che sfruttano risorse petrolifere nell'arcipelago, la costruzione di una base navale integrata a Ushuaia, in Terra del Fuoco, e l'istituzione di un Consiglio di Sicurezza Nazionale. "Le Malvinas sono argentine per storia e per diritto, non c'è discussione al riguardo", ha detto Milei.
Al centro della decisione c'è il progetto Sea Lion, un giacimento offshore situato nel bacino Malvinas Nord, circa 220 chilometri a nord dell'arcipelago, sviluppato dalla britannica Rockhopper Exploration, che ne detiene il 35%, e dalla israeliana Navitas Petroleum, che controlla il restante 65% ed è operatore del progetto. A dicembre 2025 le due società hanno preso la decisione finale di investimento per la prima fase dello sviluppo, pari a 1,8 miliardi di dollari, con una produzione stimata di 50.000 barili al giorno a partire dal 2028 e riserve recuperabili intorno agli 819 milioni di barili.
Perché conta
- Il governo argentino considera il progetto Sea Lion un'esplorazione di risorse naturali in un'area sotto contesa di sovranità. Non è la prima volta che le due aziende coinvolte vengono sanzionate, perché Rockhopper è già stata dichiarata clandestina e inabilitata a operare in Argentina per 20 anni dal 2012, mentre Navitas ha ricevuto una sanzione analoga nel 2022;
- La nuova Base Naval Integrada sorgerà nel Puerto Oriental di Ushuaia, sede già del Comando dell'Area Navale Australe, e punta, nelle parole di Milei, a fare dell'Argentina "un polo logistico centrale dell'Atlantico del Sud", rafforzando le capacità di telecomunicazione e la proiezione geopolitica del paese nella regione;
- L'annuncio arriva pochi giorni dopo che Donald Trump, interpellato il 31 agosto sulla posizione di neutralità Usa nella disputa di sovranità, ha risposto di rivedere "tutte le posizioni", in un contesto di pressioni di Washington su Londra perché aumenti gli investimenti nella Nato: parole che hanno riacceso il dossier Malvinas, a cui ha risposto anche l'ex premier britannico Boris Johnson chiedendo il rafforzamento militare delle isole.
Adesso
- Escalation diplomatica e giudiziaria. Perché si verifichi serve che l'Argentina proceda concretamente con le sanzioni contro Rockhopper e Navitas e che il Regno Unito risponda rafforzando la propria presenza militare sulle isole, come già chiesto da Johnson. In questo scenario ad aumentare sarebbero soprattutto i costi legali e reputazionali per le due compagnie coinvolte, mentre il governo Milei otterrebbe un dividendo di consenso interno sulla causa nazionale delle Malvinas, storicamente trasversale in Argentina;
- Stallo prolungato senza conseguenze concrete. È lo scenario più probabile nel breve periodo, dato che l'Argentina non dispone degli strumenti per bloccare fisicamente un progetto offshore gestito da aziende straniere in acque sotto controllo britannico. Perché si realizzi basta che il Parlamento argentino rallenti l'iter della nuova legge sulla difesa della sovranità nazionale e che Rockhopper e Navitas procedano comunque con le trivellazioni nei prossimi mesi, come anticipato dal Telegraph, portando il petrolio delle Malvinas verso l'Europa già dal 2028.