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Meta-AMD, 100 miliardi e il loop del boom AI
Cosa è successo?
Meta e AMD hanno annunciato un accordo pluriennale da oltre 100 miliardi di dollari per la fornitura di 6 gigawatt di potenza di calcolo AI, basata sui chip MI450 di nuova generazione, ottimizzati per l'inference. Le consegne partiranno nella seconda metà del 2026. Come parte dell'intesa, AMD ha concesso a Meta warrant per acquistare fino a 160 milioni di azioni — circa il 10% della compagnia — a un centesimo l'una, con vesting legato a obiettivi di deployment e al raggiungimento di soglie di prezzo del titolo AMD fino a $600 (la chiusura di lunedì era poco sopra $196). In ottobre, AMD aveva chiuso un accordo quasi identico con OpenAI; mentre la settimana scorsa Meta ha siglato un'intesa anche con Nvidia per milioni di GPU, ed è in trattativa con Google per le sue TPU.
Perché è importante?
Il deal è significativo su più livelli. Per AMD, è la conferma che la strategia di Lisa Su — chiplet modulari, customizzazione per cliente, equity in cambio di volumi — sta funzionando come leva per erodere il dominio di Nvidia. Per Meta è una questione di diversificazione razionale: alla scala in cui Zuckerberg sta costruendo ("decine di gigawatt in questo decennio, centinaia nel tempo"), nessun singolo fornitore può bastare. L’accordo consolida ulteriormente un pattern, quello del "circular financing": AMD cede azioni a Meta in cambio di ordini; Nvidia investe in clienti come OpenAI, xAI e CoreWeave, che usano quei soldi per ricomprare chip Nvidia; Microsoft, Google e Amazon investono in OpenAI e Anthropic, che a loro volta pagano quei cloud provider per il compute. Il denaro circola in un loop dove diventa sempre più complesso distinguere la domanda organica dalla domanda finanziata. Non è necessariamente una bolla — Meta attribuisce all'AI i suoi ricavi record, e l'inference è un mercato realmente in espansione — ma è un'economia che funziona con regole proprie, dove il confine tra investimento, acquisto e partnership strategica si è dissolto. Il capex combinato dei quattro giganti (Google, Microsoft, Meta, Amazon) dovrebbe superare i 630 miliardi di dollari nel 2026: il boom AI si misura ormai in gigawatt, e i deal si chiudono con strutture che assomigliano più alla finanza strutturata che a forniture industriali.
E adesso?
La domanda cruciale — chi sta comprando cosa, con soldi veri? — resta senza risposta chiara. In un sistema in cui fornitori e clienti si scambiano equity, la verifica della domanda reale diventa un esercizio di fiducia. Finché i ricavi pubblicitari di Meta continuano a crescere e l'inference genera valore misurabile, il loop tiene. Ma il mercato ha ragione a chiedersi cosa succede se il ciclo si interrompe.