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Mercato Ue del vertical farming a 23 mld entro il 2030 e in Italia cresce del 20% all'anno, la risposta alla siccità e alla perdita di suolo

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Mercato Ue del vertical farming a 23 mld entro il 2030 e in Italia cresce del 20% all'anno, la risposta alla siccità e alla perdita di suolo

Cos’è successo

In due anni il vertical farming italiano è passato dall'1% al 3% del mercato della quarta gamma, ovvero la categoria degli ortaggi pronti al consumo, con una crescita del 150% nel solo 2025. Il vertical farming è un sistema di coltivazione in ambienti chiusi e controllati, dove le piante crescono in strati sovrapposti senza suolo, nutrite da soluzioni idroponiche o aeroponiche e illuminate da LED al posto della luce solare. Elimina pesticidi, riduce drasticamente il consumo d'acqua e produce indipendentemente dalle condizioni climatiche.

In Europa il mercato dovrebbe raggiungere 23 miliardi entro il 2030. In Italia nel 2024 gli investimenti privati in startup agritech hanno raggiunto 238 milioni di euro, con il 60% - 143 milioni - destinato specificamente al vertical farming.

Perché conta

Il verticale farming è una risposta strutturale alla siccità cronica, alla perdita di suolo e alla vulnerabilità delle forniture globali.

  • L'Italia detiene il primato europeo per prelievo agricolo di acqua dolce con 9,2 miliardi di metri cubi annui. Con la siccità che ha colpito il 30% del territorio nel 2024, produrre con il 90% di acqua in meno è un vantaggio economico prima che ambientale;
  • Il nodo irrisolto è l'energia. La luce solare è sostituita da LED, voce di costo dominante. Il settore soffre gli sbalzi energetici amplificati da Hormuz, ma garantisce produzioni programmabili 365 giorni l'anno. L'integrazione con fotovoltaico e biometano da digestato è la frontiera che può rendere il modello competitivo su scala;
  • Il vertical farming produce ciò che l'Italia importa ad alto valore aggiunto — insalate, erbe aromatiche, microgreens. Non sostituisce mais o soia, ma riduce la dipendenza da filiere esposte alle crisi del Mediterraneo orientale.

Adesso

  • Scenario 1: integrazione energetica riuscita. Se gli impianti si autoalimentano con fotovoltaico e biometano abbattendo i costi del 30-40%, il vertical farming diventa competitivo entro il 2028. Con crescita al 19-20% annuo, il mercato italiano potrebbe valere oltre 150 milioni entro il 2030;
  • Scenario 2: energia cara e scalabilità bloccata. Se i prezzi restano elevati, il costo dei LED confina il settore al segmento premium urbano. La crescita rallenta al 10-12% annuo e il mercato resta una nicchia da 60-80 milioni senza penetrazione nel Sud.
  • La variabile decisiva è normativa. Il Decreto Legislativo 192/2024 ha riconosciuto per la prima volta il vertical farming come attività agricola a tutti gli effetti, consentendo alle aziende del settore di accedere alle agevolazioni fiscali, contributive e creditizie riservate all'agricoltura tradizionale. Un passo necessario ma non sufficiente. Serve un meccanismo aggiuntivo simile all'agrivoltaico: crediti d'imposta specifici per impianti che integrano produzione orticola e autoproduzione energetica da fotovoltaico o biometano. Senza questa leva i LED restano il principale ostacolo alla scalabilità.

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