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Mentre Trump spende 700 mln per rilanciare le miniere, per la prima volta negli Usa il solare produce più elettricità del carbone

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Mentre Trump spende 700 mln per rilanciare le miniere, per la prima volta negli Usa il solare produce più elettricità del carbone

Cos’è successo

A maggio 2026, per la prima volta nella storia del sistema elettrico americano, il solare ha prodotto più elettricità del carbone. Il dato emerge dall'ultimo report di Ember, il think tank energetico globale che monitora mensilmente il mix energetico nei principali paesi del mondo.

A maggio, il solare ha coperto il 12,8% dell'elettricità statunitense, contro il 12,2% del carbone. In termini assoluti: 45,5 TWh generati dal solare a fronte di 43,4 TWh dal carbone, che restava comunque l'11% al di sotto dei livelli di maggio 2025.

Perché conta

Il sorpasso del solare sul carbone non è un record statistico isolato: arriva mentre il sistema energetico globale è sotto la sua più severa prova di stress degli ultimi anni.

  • Trump vuole il carbone. Il mercato no. Il 4 giugno 2026, una settimana prima del dato Ember, Trump ha invocato il Defense Production Act del 1950 per dirottare quasi 700 milioni di dollari al carbone. In precedenza aveva firmato quattro executive order per rilanciare il settore ed esentato le centrali a carbone dagli standard EPA sulle emissioni tossiche per due anni. Eppure il sorpasso è avvenuto lo stesso, e la ragione è strutturale: il costo di generazione del solare utility-scale è sceso del 90% nell'ultimo decennio, rendendo ogni nuovo impianto solare 3-4 volte più economico per MWh rispetto a una nuova centrale a carbone. I pannelli che hanno prodotto quei 45,5 TWh a maggio erano già in campo, finanziati anni prima. Il carbone è in declino da quasi vent'anni e oggi copre solo l'8% dell'energia primaria americana: nessun decreto può colmare un gap di costo di quella portata;
  • Hormuz ha dimostrato che la dipendenza fossile è un rischio sistemico. Dal 4 marzo 2026, lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transitano circa 15 milioni di barili al giorno di greggio, pari al 34% del commercio mondiale, è di fatto chiuso al traffico commerciale. La crisi ha rimosso dal mercato quasi il 20% dell'offerta globale di GNL, innescando impennate di prezzo. Il TTF (Title Transfer Facility) europeo è salito del 35%, mentre il gas americano è invece sceso del 9%. Prima dimostrazione, in tempo reale, di quanto sia diversa l'esposizione geopolitica di chi produce energia in loco rispetto a chi la importa attraverso chokepoint;
  • Per l'Europa, il costo dell'esposizione fossile è già sul conto. Le riserve di gas europee si attestano intorno al 28% della capacità, mentre il più grande impianto GNL del Qatar è fuori servizio con tempi di riparazione stimati tra i tre e i cinque anni. La competizione per i carichi spot atlantici ha già ristretto la disponibilità europea, allargando il divario tra forniture fisicamente sicure e forniture semplicemente più economiche sulla carta. Il sorpasso del solare negli Usa è anche un promemoria di quale sia il costo-opportunità di ogni anno perso nella transizione.

Adesso

  • Il test è la tenuta estiva. Giugno, luglio e agosto sono i mesi di picco della domanda elettrica negli Usa, trainata dai sistemi di climatizzazione. Se il solare manterrà o avvicinerà la quota del carbone anche nei mesi ad alta domanda, il sorpasso di maggio cesserà di essere un'eccezione e diventerà la nuova normalità;
  • Le politiche energetiche sono il vero ago della bilancia. La capacità solare installata negli Usa è cresciuta meno del previsto nel 2025, le aggiunte di utility-scale sono state il 6% inferiori al 2024. Se i vincoli normativi e tariffari non si allentano, la traiettoria potrebbe rallentare proprio nel momento in cui accelerare sarebbe decisivo;
  • Per l'Europa, è anche una questione competitiva. La transizione energetica americana, nonostante le contraddizioni politiche, avanza. Per l'Unione Europea, che ha costruito parte della propria identità geopolitica sulla leadership climatica, il rischio non è di ritrovarsi inseguita, sul piano industriale e tecnologico, da un Paese che fino a ieri sembrava andare nella direzione opposta.

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