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Mar Baltico: da periferia energetica a snodo strategico dell’Europa

2 min di lettura

Cosa è successo?

Con la crisi energetica esplosa nel 2022 e il progressivo disaccoppiamento dalle forniture russe, il Mar Baltico si è spostato rapidamente al centro della mappa energetica europea. Come sottolinea Ireneusz Fąfara, CEO di ORLEN, la regione è diventata un punto di convergenza di quattro forze decisive: la guerra russa in Ucraina, la frammentazione geopolitica globale, l’agenda europea di decarbonizzazione e la competizione industriale legata a costi energetici e supply chain. Il risultato è un cambio strutturale dei flussi: l’Europa ha abbandonato l’asse est–ovest del gas russo per puntare su rotte marittime, LNG e infrastrutture costiere, con il Baltico come nuovo gateway.

Perché è importante?

Il Baltico ha offerto all’UE ciò che serviva nel momento più critico: ridondanza e resilienza. Già prima della guerra, Paesi come Polonia, Lituania e Finlandia avevano investito in LNG e interconnessioni. Il terminale di Świnoujście (8,3 bcm/anno), l’FSRU di Klaipėda (dal 2014), i gasdotti Balticconnector (2,6 bcm) e Baltic Pipe (10 bcm) hanno permesso di agganciare rapidamente i mercati globali. Nuove FSRU nel Golfo di Danzica triplicheranno la capacità LNG polacca rispetto al periodo pre-bellico, trasformando il Paese in hub di approvvigionamento regionale lungo il corridoio nord–sud verso CEE e Ucraina. Ma il peso del Baltico va oltre il gas. Gli otto Paesi rivieraschi rappresentano circa un terzo delle emissioni e della domanda energetica dell’UE, rendendo la regione determinante anche per la decarbonizzazione. Il potenziale è elevatissimo: 93 GW di offshore wind stimati, reti elettriche sempre più interconnesse, sincronizzazione dei Paesi baltici con la rete UE nel 2025 e nuove traiettorie su idrogeno, e-fuels, CCS e nucleare. Sicurezza energetica e transizione climatica, qui, non sono alternative ma processi che avanzano insieme.

E adesso?

Il passaggio chiave è da infrastruttura di emergenza a vantaggio strutturale europeo. Per farlo, il Baltico dovrà essere al centro dell’agenda energetica UE, con regole che riflettano la sua specificità: investimenti di lungo periodo, cooperazione regolatoria e approccio tecnologicamente neutrale. La transizione richiesta non è lineare, ma multi-vettore: gas e LNG per la sicurezza, rinnovabili e storage per la decarbonizzazione, nuove molecole e nucleare per la stabilità industriale. Se l’Europa riuscirà a coordinare questi elementi, il Mar Baltico potrà diventare non solo una risposta alla crisi, ma uno dei principali poli di crescita, sicurezza e competitività energetica del continente.

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