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Magyar vuole i 35 miliardi di fondi Ue congelati entro agosto, 16 sono per la difesa

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Magyar vuole i 35 miliardi di fondi Ue congelati entro agosto, 16 sono per la difesa

Cosa è successo

Péter Magyar ha vinto le elezioni ungheresi con una maggioranza dei due terzi, una supermajority sufficiente a modificare la Costituzione, ponendo fine a sedici anni di governo di Viktor Orbán. La vittoria ha superato le aspettative dell'Ue, che si aspettava un cambio di governo ma non un mandato così pieno. Magyar, ex diplomatico ungherese a Bruxelles e deputato europeo del Partito Popolare Europeo, ha subito annunciato un reset dei rapporti con l'Ue e la Nato, promettendo di ripristinare i contrappesi democratici smantellati da Orbán, di aderire alla Procura europea anti-frode e di sospendere i media pubblici trasformati in macchina di propaganda.

Il suo primo viaggio estero sarà a Varsavia e poi si recherà a Bruxelles, anche prima dell'insediamento ufficiale, per avviare le trattative sullo sblocco dei fondi. Infatti, superato l'ostacolo elettorale, Magyar si trova già davanti a un secondo ostacolo altrettanto impegnativo: soddisfare, entro fine agosto, le 27 condizioni che l'Ue ha fissato per sbloccare circa 35 miliardi di euro di fondi (tra Recovery Fund, fondi di coesione e prestiti per la difesa) congelati durante gli anni di Orbán.

Perché è importante

La posta in gioco è enorme. Circa 35 miliardi di euro di fondi Ue sono congelati:

  • 10,4 miliardi dal Recovery and Resilience Facility (RRF) - equivalenti al 5,3% del PIL ungherese - di cui l'Ungheria ha finora ricevuto solo 900 milioni, il 9% del totale contro una media europea del 54%;
  • 7 miliardi di fondi di coesione;
  • 16 miliardi di prestiti per la difesa nell'ambito del programma SAFE.
    A questo si aggiunge una multa di un milione di euro al giorno che la Corte di Giustizia europea sta addebitando all'Ungheria per violazione delle norme europee sull'asilo, un conto già salito a quasi 900 milioni, che Bruxelles sta deducendo direttamente dalla quota ungherese del bilancio Ue. L'Ungheria ha inoltre già perso definitivamente un miliardo di euro per non aver avuto accesso ai fondi entro la finestra temporale prevista.

Le 27 condizioni, tecnicamente dette "super-milestones", sono impegni vincolanti fissati dal Consiglio Ue nel 2022 come precondizione assoluta a qualsiasi erogazione del RRF. Coprono tre aree:

  • indipendenza della magistratura (inclusa la rimozione della possibilità per le autorità pubbliche di impugnare sentenze definitive presso la Corte Costituzionale, e il rafforzamento del ruolo del Consiglio Nazionale della Magistratura);
  • misure anticorruzione e trasparenza degli appalti pubblici (dove aziende politicamente connesse si sono aggiudicate un quarto di tutti i contratti UE dal 2010);
  • sistemi di audit e controllo dei fondi.

A metà 2025, secondo la valutazione delle principali organizzazioni della società civile ungherese, solo 17 delle 27 condizioni erano state pienamente soddisfatte, 9 solo parzialmente e una per nulla, con Orbán che aveva sistematicamente scelto di sacrificare miliardi di fondi pur di non toccare le riforme politicamente più costose.

E adesso?

  • Magyar deve raggiungere tutti i 27 super-milestones entro fine agosto, prima che il RRF scada a fine 2026 e i fondi vadano perduti definitivamente. Il tempo è strettissimo: Orbán ha 30 giorni per convocare il nuovo parlamento, una finestra che potrebbe usare per modifiche legali o nomine in grado di ostacolare le riforme del successore. Magyar dovrà fare i conti anche con un sistema istituzionale ancora saldamente Fidesz: il presidente della Repubblica è in carica fino al 2029, così come i presidenti della Corte Suprema e della Corte Costituzionale.
  • La Commissione ha già avviato i preparativi tecnici per erogare il prestito all'Ucraina non appena Magyar sarà insediato, ma resta cauta: dopo il caso polacco - dove i fondi furono sbloccati rapidamente sulla fiducia in Tusk, salvo poi vedere le riforme bloccate dal presidente Nawrocki - Bruxelles questa volta pretende verifiche concrete prima di erogare. Resta aperta anche la questione del commissario europeo uscente Olivér Várhelyi, fedelissimo di Orbán.

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