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Lo spionaggio nelle istituzioni europee arriva anche da Pechino
Lo spionaggio nelle istituzioni europee arriva anche da Pechino
Cosa è successo?
Una lunga inchiesta di Intelligence Online ha rivelato che il Bureau per la sicurezza dello Stato di Shanghai (Sssb), dal 2021, ha contattato decine di funzionari ed ex dipendenti europei e della NATO tramite LinkedIn, reclutandoli con offerte di lavoro che si trasformavano rapidamente in richieste di documenti riservati o resoconti di riunioni. Le persone coinvolte, provenienti da Francia, Belgio, Regno Unito, Paesi Bassi e Italia, avrebbero ricevuto diverse migliaia di euro per passare informazioni al Guoanbu, la principale agenzia di intelligence esterna della Repubblica Popolare Cinese. La notizia emerge in queste ore, mentre l'UE è già sotto pressione per le fughe verso Mosca: funzionari vicini al governo di Viktor Orbán sono accusati di aver sistematicamente passato informazioni riservate al Cremlino durante i vertici europei, compromettendo la riservatezza delle discussioni su sanzioni e sostegno all'Ucraina.
Perché è importante
La penetrazione cinese nelle istituzioni europee sta raggiungendo livelli comparabili, se non superiori, a quella russa, con una differenza strategica cruciale. Pechino non punta a destabilizzare l'Occidente per ideologia, come faceva l'Urss, né per vendetta, come la Russia di Putin. Lo fa per costruire vantaggio sistemico: sapere in anticipo le posizioni europee sui dossier commerciali, sui chip, sulle sanzioni, sulle forniture militari all'Ucraina significa poter muovere prima, negoziare meglio, isolare gli avversari. Lo spionaggio nelle istituzioni UE e NATO è, in questa logica, uno strumento di politica economica e geopolitica al tempo stesso, un modo per erodere dall'interno la coesione occidentale senza sparare un colpo. Il reclutamento tramite LinkedIn è un'operazione a basso costo e ad alto rendimento: le spie non vanno cercate, vengono attratte. Già l'anno scorso l'MI5 britannico aveva lanciato l'allarme sul reclutamento alla luce del sole da parte dei servizi cinesi attraverso i social network. Il caso si inserisce in una tendenza più ampia: solo la scorsa settimana Bruxelles ha imposto sanzioni contro due aziende cinesi (Integrity Technology Group e Anxun Information Technology) legate a cyberattacchi che hanno colpito infrastrutture critiche europee e oltre 65.000 dispositivi tra il 2022 e il 2023. Lo spionaggio umano e quello informatico avanzano insieme.
E adesso?
L'UE si trova a dover gestire simultaneamente due fronti di intelligence ostile – russo e cinese – con strumenti ancora frammentati e culture di sicurezza nazionali poco coordinate. Il caso LinkedIn riapre il dibattito sulla necessità di un controspionaggio europeo strutturato, che oggi non esiste: ogni Stato membro opera per sé, mentre le reti di reclutamento cinesi attraversano i confini senza frizione. Sul piano diplomatico, le sanzioni alle due aziende cinesi segnalano una volontà di risposta, ma restano misure puntuali in assenza di una strategia complessiva. Il vero nodo è politico: finché Pechino sarà trattata prevalentemente come partner commerciale e non come attore ostile sul piano della sicurezza, le istituzioni europee resteranno esposte a un'infiltrazione che, a differenza di quella russa, difficilmente finisce in prima pagina.