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Le perdite assicurate globali da disastri toccano 91 mld nel 2026, ma il gap di protezione è di 113 mld
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Cos’è successo
Secondo un’analisi pubblicata il 2 novembre, le perdite assicurate globali da catastrofi naturali nel 2026 hanno raggiunto 91 miliardi di dollari, a fronte di perdite economiche totali stimate in 204 miliardi, un divario di 113 miliardi di dollari tra danno economico reale e quanto effettivamente coperto da assicurazione.
Nel corso dell’anno si sono registrati 42 eventi con perdite economiche di almeno un miliardo di dollari, di cui 23 hanno superato la soglia del miliardo anche in termini di perdite assicurate.
Perché conta
- L’evento assicurato più costoso dell’anno non è stato un singolo disastro improvviso, ma la siccità europea prolungata da maggio a settembre, che ha generato oltre 8,5 miliardi di dollari di perdite assicurate — più del terremoto in Venezuela, che pure ha causato circa 25 miliardi di dollari di danni economici totali, ma con una quota assicurata molto più contenuta;
- Il divario tra Nord e Sud del mondo nella capacità di assorbire il rischio tramite assicurazione resta strutturale: eventi come il terremoto venezuelano mostrano come, in economie con minore penetrazione assicurativa, la quasi totalità del danno economico ricada direttamente su famiglie, imprese e finanza pubblica, senza il cuscinetto che l’assicurazione privata offre nei mercati più maturi;
- Il caso della siccità europea segnala inoltre un cambiamento nella natura del rischio catastrofale assicurato: eventi a lenta insorgenza e di lunga durata (come una siccità prolungata) possono generare perdite assicurate comparabili, o superiori, a quelle di eventi improvvisi e localizzati come terremoti — una sfida crescente per i modelli di rischio catastrofale tradizionalmente tarati su eventi acuti e puntuali.
Adesso
- Il dato del 2026 (91 miliardi di perdite assicurate) si confronta con le stime di lungo periodo già viste in questa conversazione — Verisk aveva stimato una media attesa di 171 miliardi di dollari l’anno come nuovo benchmark strutturale — confermando che il 2026 resta un anno sotto la media storica attesa per il settore;
- Resta da monitorare se il modello di rischio “a lenta insorgenza” rappresentato dalla siccità europea diventerà sempre più centrale nelle strategie di sottoscrizione catastrofale, specialmente alla luce dei report già visti in questa conversazione su caldo estremo e cambiamento climatico (Swiss Re, Lancet Countdown);
- Il divario di 113 miliardi di dollari tra perdite economiche e assicurate conferma, su scala globale, lo stesso problema di protection gap già documentato a livello regionale per l’Europa (EIOPA, Climate Insurance Alliance) e per l’Asia-Pacifico (Munich Re), un tema che continua a guidare gran parte dell’agenda di policy assicurativa internazionale osservata in questo periodo.