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La Svezia vara una nuova agenzia di intelligence, 4 anni dopo aver sottovalutato l'invasione russa del 2022

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La Svezia vara una nuova agenzia di intelligence, 4 anni dopo aver sottovalutato l'invasione russa del 2022

Cos’è successo

Mentre la Russia si preparava a invadere l'Ucraina nel 2022, le agenzie di intelligence americane e britanniche avevano già lanciato l'allarme. Alcune controparti europee, però, restarono scettiche: tra queste il servizio di intelligence militare svedese, noto come Must, che si era sempre vantato della propria conoscenza esperta delle forze armate russe. Insieme ai capi dei servizi segreti di Francia e Germania, i vertici del Must giudicarono che lanciare una guerra su vasta scala fosse troppo rischioso e irrazionale perché Vladimir Putin potesse davvero prenderlo in considerazione.

Ora la Svezia vuole assicurarsi di non ripetere mai più quell'errore. A maggio il governo ha annunciato la creazione di una nuova agenzia di spionaggio, la Utrikesunderrättelsetjänst (UND), il Servizio di Intelligence Estera. Secondo la ministra degli Esteri Maria Malmer Stenergard, sarà un'agenzia civile paragonabile al Secret Intelligence Service britannico, meglio noto come MI6. L'UND affiancherà il Must, assorbendone alcune responsabilità, incluso il controllo su una misteriosa unità nota come Special Collection Office, che conduce operazioni segrete con agenti all'estero. Il Parlamento svedese dovrebbe approvare il piano il 13 agosto, in vista delle elezioni generali di settembre, con l'avvio operativo dell'UND previsto per gennaio.

Perché conta

La nuova agenzia nasce da un'analisi precisa delle lacune che hanno portato al fallimento previsionale del 2022, e si inserisce in una svolta più ampia della postura di sicurezza svedese.

  • Mancava una capacità di analisi politica, non solo militare: secondo Carl Bildt, ex primo ministro e autore della revisione sull'apparato di intelligence svedese pubblicata l'anno scorso da cui nasce la nuova agenzia, il sistema era "molto bravo a monitorare gli sviluppi militari sul terreno" ma non altrettanto capace di analizzare la politica russa e la direzione che stava prendendo, poiché la Svezia, a differenza di molti alleati, non disponeva di un servizio di intelligence estera al di fuori del comando delle forze armate e progettato per rispondere principalmente al governo;
  • La riforma si inserisce in un'accelerazione più ampia sulla sicurezza: la Svezia ha già mostrato urgenza simile su altre grandi decisioni di sicurezza recenti, richiedendo l'adesione alla Nato nel 2022 ed entrando nell'alleanza in meno di due anni, chiudendo circa 200 anni di non allineamento militare; oggi il Paese spende il 2,8% del Pil in difesa, con l'obiettivo di raggiungere il target Nato del 3,5% entro il 2030, e le sue aziende produttrici di armi hanno già venduto equipaggiamento all'Ucraina, inclusi 16 caccia Gripen;
  • Non è un caso isolato in Europa: anche la Germania sta cercando di liberare il proprio servizio di intelligence estera, il Bundesnachrichtendienst, da rigide norme sulla privacy che ne limitano la capacità di monitorare obiettivi, una spinta motivata non solo dall'aggressione russa ma anche dalla crescente preoccupazione per la dipendenza europea dall'intelligence americana in un momento di relazioni transatlantiche tese.

Adesso

  • Non tutti sono convinti dei tempi stretti della riforma: le forze armate svedesi e alcuni partiti di opposizione hanno avvertito che la riforma rischia di essere affrettata vista la tempistica ristretta per la creazione dell'UND, anche se pochi contestano l'idea in linea di principio;
  • Cresce il dibattito su una maggiore cooperazione europea in materia di intelligence: politici in Paesi come Germania e Paesi Bassi hanno separatamente proposto l'idea di creare reti europee di condivisione dell'intelligence simili a Five Eyes, l'alleanza tra Stati Uniti, Australia, Regno Unito, Canada e Nuova Zelanda, anche se secondo Bildt la collaborazione nel campo dell'intelligence sui segnali si basa su una fiducia "molto profonda" che non si presta facilmente a nuovi quadri multilaterali;
  • È più probabile una collaborazione informale che una nuova alleanza strutturata: lo scenario più plausibile nel breve termine resta la condivisione informale di analisi tra partner europei affini, insieme a un maggiore investimento in forme più recenti di spionaggio come l'analisi di dati open-source, potenzialmente potenziata dall'intelligenza artificiale.

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