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La strategia degli Emirati Arabi: far diventare la crisi un vantaggio competitivo
Cosa è successo
Mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran continua a destabilizzare il Medio Oriente, gli Emirati Arabi Uniti stanno attivando il proprio manuale di crisi collaudato. Dubai ha approvato un pacchetto di sostegno da un miliardo di dirham per le imprese: proroga delle franchigie doganali da 30 a 90 giorni, differimento delle tasse governative fino a tre mesi, procedure di visto semplificate per attrarre talenti. La capitale Abu Dhabi ha risposto con misure parallele, ovvero liquidità bancaria, continuità operativa nei settori chiave e 100 milioni di dirham per la resilienza nazionale. Non è la prima volta: lo stesso schema era stato attivato dopo la crisi finanziaria del 2008 e durante la pandemia. Gli Emirati hanno una storia consolidata di trasformare le fasi di incertezza regionale in opportunità di riposizionamento competitivo globale.
Perché è importante
Come analizza il report The UAE Playbook a cura di Italiacamp e Hub for Made in Italy, la logica del "modello UAE" è controintuitiva ma storicamente documentata: le crisi abbassano le barriere d'ingresso al mercato, non le alzano. Quando la volatilità regionale aumenta, il governo emiratino interviene sistematicamente per rendere il Paese più attrattivo. Nel 2008 e nel 2020 rispose con riduzioni delle fee di setup, maggiore flessibilità nelle licenze, estensioni dei visti e supporto alla liquidità bancaria per le PMI, misure che resero il Paese più attrattivo proprio nei momenti di maggiore pressione esterna. Oggi lo stesso schema si sta ripetendo.
Nel contesto attuale, tre dinamiche si sovrappongono:
- Le rotte energetiche si ridisegnano. Gli Emirati mantengono una capacità pipeline di 1,5-1,8 milioni di barili al giorno che bypassa lo Stretto di Hormuz, e stanno rafforzando corridoi alternativi verso Oman e Arabia Saudita, rendendosi meno vulnerabili della maggior parte dei vicini;
- I capitali si spostano verso Dubai. Il Paese ha attratto quasi 9.800 individui ad alto patrimonio netto nel 2025, con oltre 1.200 miliardi di dollari in gestione nell'ecosistema del DIFC;
- La domanda di difesa e cybersecurity accelera, con il budget della difesa degli Emirati è atteso a 30,2 miliardi di dollari entro il 2030. Per le imprese con tecnologie in questi settori, la finestra si sta aprendo adesso.
**E adesso?**
Per le imprese italiane il messaggio del report è preciso: chi entra ora, entra in condizioni favorevoli. Le crisi precedenti mostrano che le free zone allentano i requisiti di setup, le licenze diventano più flessibili, i costi operativi scendono. I settori con maggiore potenziale immediato sono difesa e sicurezza, logistica energetica attorno al porto di Fujairah, infrastrutture digitali e cloud sovrano.