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La spesa europea per la difesa cresce del 90% dal 2022 ma i Baltici restano il fronte più vulnerabile della NATO

3 min di lettura
La spesa europea per la difesa cresce del 90% dal 2022 ma i Baltici restano il fronte più vulnerabile della NATO

Cos’è successo

Due rapporti recenti analizzano la sicurezza europea, dalla parte delle capacità e delle vulnerabilità. L'IISS di Londra ha pubblicato "The Defence of Europe in a New Era: An Assessment", presentato al Prague Defence Summit nel quale registra come la spesa totale degli alleati europei della NATO sia aumentata di oltre il 90% in termini nominali rispetto al 2022. La quota media destinata a procurement e R&D è passata da meno del 25% nel 2020 a oltre il 36% nel 2026. Il 63% dei contratti di procurement pubblici tra il 2022 e il 2025 è andato a produttori europei (contro il 25% a imprese statunitensi). Il documento evidenzia però progressi ancora disomogenei su alcune aree: fuoco di precisione in profondità, difesa aerea, logistica e munizioni.

Quasi contemporaneamente, il Center for Strategic and Budgetary Assessments (CSBA) ha pubblicato "Final Pieces of the Puzzle: Increasing Deterrence and Defense in NATO’s Northeast Quadrant". Il rapporto sostiene che l’adesione di Svezia e Finlandia, l’aumento della spesa e il nuovo focus su deterrenza e difesa creano un ambiente più difficile per la Russia, ma che gli attuali quadri geografici non sfruttano pienamente le nuove opportunità. Gli autori del rapporto propongono quindi di trattare come un’unica area operativa il “Northeast Quadrant” (dalla Germania nord-orientale e dalla Polonia settentrionale attraverso i Baltici e i Paesi nordici, esclusa l’Islanda) per passare da deterrenza per attrito/rinforzi a una difesa frontale limitata ma credibile a cui aggiungere il fuoco di interdizione (denial) lungo il confine russo; forze di reazione rapida specializzate per l’Artico (Cap of the North e Svalbard); operazioni più a nord nelle acque artiche; un unico NATO Joint Force Commmand per tutta l’area.

Perché conta

I due rapporti si completano. L’IISS fotografa il salto di spesa e di procurement europeo ma conferma come le lacune rimangano larghe. Il CSBA indica dove quelle lacune pesano di più e come riorganizzare il Nord-Est per sfruttare Svezia e Finlandia.

  • I Baltici (Estonia spende in difesa circa il 5,4% del PIL, la Lituania più del 5%, mentre la Lettonia il 4,9%) spendono già molto, ma senza una difesa frontale più credibile e senza interdizione restano vulnerabili a un fait accompli o a pressioni ibride;
  • Un comando unico sul Quadrante nord-orientale e una maggiore integrazione nordica-baltica-polacca sono il modo più concreto per tradurre le risorse spese in deterrenza, soprattutto se Washington riduce ulteriormente la presenza permanente. Il principale dibattito all'interno, attualmente, riguarda infatti la riforma della Struttura di Comando per meglio gestire le minacce russe.

Adesso

  • Nei prossimi 12-18 mesi i governi dell'Europa nord-orientale dovranno decidere se rivedere la loro sicurezza attraverso il formato del quadrante che includa un unico NATO JFC, difesa frontate e interdizione, oppure rimanere con i comandi attuali divisi tra componenti NATO (JFC Brunssun) e nazionali (NATO Force Structure);
  • L’orizzonte del 2029, citato sia nei piani tedeschi che nei dibattiti di Praga, è un centrale per comprendere se le scorte di munizioni, i droni e la capacità di interdizione saranno sufficienti a bloccare un’avanzata iniziale senza dipendere da rinforzi lontani;
  • Sul medio termine, senza consolidamento industriale più rapido e senza una postura più integrata nel Nord-Est, l’Europa rischia di arrivare al 2030 con bilanci più alti (+90% già registrato) ma ancora con un fianco orientale che dipende dalla velocità dei rinforzi e dalla presenza americana.

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