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La sovranità tecnologica europea e la trappola della dipendenza
Cosa è successo
Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, a fine febbraio, si è consumato uno scollamento piuttosto netto tra la classe politica europea e i suoi vertici militari. Da un lato Emmanuel Macron, che ha invocato un'accelerazione sull'indipendenza in AI e cloud computing, e Ursula von der Leyen, che ha promesso un "tech sovereignty package" per ridurre la dipendenza dai cloud provider americani. Dall'altro, i generali. Che da quei discorsi sono, a quanto riporta il Financial Times, visibilmente innervositi.
Contesto: le forze armate europee girano su software americano in misura tale da rendere qualsiasi decoupling di breve termine un esercizio di fantapolitica. Il sistema Aegis di Lockheed Martin è alla base della difesa navale di Norvegia, Spagna e della futura fregata tedesca F127. La Bundeswehr ha appena firmato un contratto con Google per i servizi cloud sicuri. Il Ministero della Difesa britannico ha affidato a Palantir un contratto da £240 milioni per l'analisi dati a supporto di decisioni operative in tempo reale. Un grande contractor europeo della difesa ha ammesso al FT di usare Microsoft 365 per email e documenti aziendali. Come ha sintetizzato un ex maresciallo della RAF: un aereo da combattimento europeo digitalmente indipendente dall'America è "quasi inconcepibile".
Perché è importante
La retorica sulla sovranità tecnologica non è nuova, ma la crisi di Groenlandia le ha dato un'urgenza diversa, dacché per la prima volta l'ipotesi che Washington possa "spegnere" infrastrutture digitali per ottenere concessioni è entrata nel novero delle possibilità discusse seriamente. L'80% dei prodotti e servizi digitali europei proviene da Paesi extra-UE; Amazon, Google e Microsoft coprono circa il 70% del mercato cloud del continente; i provider europei — SAP, Deutsche Telekom, OVHcloud — si fermano al 15%.
La spinta politica è comprensibile. Lo è meno l'idea che possa tradursi in azione rapida. Come ha osservato il CEO della startup defence tech Valarian, le persone stanno iniziando a capire che localizzazione dei dati e sovranità dei dati non sono la stessa cosa: puoi avere i server a Francoforte, ma se il provider risponde a un ordine esecutivo di Washington, quei dati sono sovrani solo sulla carta. Le alternative europee serie, secondo Gartner, richiedono un orizzonte di almeno un decennio.
Il nodo, però, è che la situazione si aggrava anche dall'altra parte dell'Atlantico. Lo scontro tra il Dipartimento della Difesa/Guerra e Anthropic — trattare un'azienda americana come rischio per la supply chain per aver rifiutato di rimuovere restrizioni contrattuali su sorveglianza di massa e armi autonome — ha mandato un segnale che va oltre il singolo caso. Se il governo americano può minacciare di distruggere una delle proprie aziende AI di punta per una disputa contrattuale, allora affidarsi a un provider americano comporta un rischio politico che nessun accordo di servizio può mitigare. Per governi e aziende europee, la lezione è che la dipendenza non è rischiosa solo per ciò che Washington potrebbe fare a loro, ma anche per ciò che potrebbe fare alle proprie aziende — con effetti a cascata su chiunque ne dipenda.
Questo crea una trappola dalla quale uscire risulterebbe complicato. L'Europa non può restare, perché la dipendenza è un potenziale rischio geopolitico concreto. Ma non può nemmeno andarsene, perché le alternative non esistono e la velocità del progresso AI rende il gap sempre più costoso da colmare — se non del tutto infattibile tecnicamente. Il Parlamento europeo ha votato 471-68 a gennaio per chiedere alla Commissione di mappare le dipendenze critiche, la Francia sta rimpiazzando Zoom e Teams con software domestico, la spesa in sovereign cloud è prevista triplicare entro il 2027. Ma sono gesti che vanno nella direzione giusta a una velocità sbagliata.
E adesso?
C'è un'unica variabile che potrebbe rendere questa trappola meno vincolante nel breve termine, ed è paradossalmente la stessa che l'ha creata: la velocità del progresso AI. Se siamo davvero in una fase di decollo rapido — e registriamo ogni giorno segnali che indicano come potrebbe essere così — le capacità dei sistemi americani di frontiera potrebbero essere talmente superiori da rendere sopportabile il rischio politico (soggetto anche a nuove elezioni in USA, dai midterm dell’autunno alle politiche tra due anni). È un calcolo cinico, ma è quello che stanno implicitamente facendo i generali quando dicono ai politici "dobbiamo tenerli vicini".
In primavera arriverà il tech sovereignty package della Commissione e il Cloud and AI Development Act (CADA), che dovrebbe stabilire requisiti di eleggibilità per i provider cloud nell'UE. Se conterrà restrizioni troppo aggressive, rischierà di tagliare l'accesso europeo alla tecnologia di frontiera nel momento in cui questa avanza più velocemente. Se sarà troppo morbido, resterà lettera morta. Nel frattempo, 15 aziende tech americane — tra cui Microsoft, Amazon e Google — hanno lanciato a Monaco una "trusted tech alliance" per rassicurare i governi europei. È la risposta di chi sa di avere un problema di fiducia e non intende cedere un mercato da trilioni. L'Europa, per il momento, non ha scelta che ascoltare.