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La Russia verso gli oltre 400 mila morti all'anno: fino al 96% causati dai droni ucraini

Cosa è successo
Quattro anni fa finiva la prima parte dell'invasione russa dell'Ucraina, con la battaglia di Kyiv, persa dalle truppe di Mosca. Dopo più di 48 mesi di combattimenti, il conflitto è in una fase di stallo tattico ma con chiari segnali di squilibrio strategico. Sul campo le forze russe stanno conducendo la loro offensiva di primavera-estate 2026 con progressi minimi o addirittura negativi e altissimi costi: nelle ultime quattro settimane, Mosca ha registrato una perdita netta di territorio ucraino di circa 2 miglia quadrate secondo i dati dell’Institute for the Study of War, con cali ancora più marcati nella settimana tra il 14 e il 21 aprile.
Gli attacchi meccanizzati russi restano di dimensioni ridotte (plotoni o meno) e non producono guadagni operativi significativi. L’Ucraina fa crescente uso di droni: nel passato mese di marzo, le sue forze militari hanno condotto 11.000 missioni senza pilota al giorno e colpito più di 150.000 obiettivi, con un aumento del 50% rispetto a febbraio. Kyiv sta inoltre colpendo fuori dal campo di battaglia logistica, raffinerie e infrastrutture energetiche russe per indebolire la macchina bellica russa. La Russia continua invece a lanciare attacchi sui centri abitati per sfiancare il morale ucraino.
- Sul piano diplomatico è utile evidenziare come Vladimir Putin abbia dichiarato di essere “pronto” a un incontro diretto con Volodymyr Zelenskyj, il presidente dell'Ucraina. Le ragioni di Putin non sono note ma è un fatto che questi sia intervenuto pubblicamente per la prima volta per giustificare i blackout della rete mobile (causati da attacchi ucraini).
- La guerra in Iran (iniziata a fine febbraio con gli attacchi congiunti Usa-Israele) sta producendo effetti diretti sul conflitto ucraino: prezzi del petrolio schizzati verso l’alto, con benefici immediati per le entrate russe, ma anche crescenti difficoltà per le economie asiatiche, inclusa la Cina, che supporta attivamente la campagna militare russa.
Perché è importante
Questi sviluppi segnano un’inversione di tendenza rispetto al 2025. L’offensiva russa di primavera-estate si sta infatti rivelando la più deludente degli ultimi due anni: Mosca guadagna qualche villaggio al mese ma perde terreno netto complessivo, mentre l’Ucraina ha trasformato la superiorità nei droni in un vantaggio operativo concreto che sta non solo degradando le capacità di militari russe sul fronte, ma anche indebolendo l'economia e la società russa. A tal proposito, qualche dato è utile.
Media mensile delle perdite (morti, feriti e dispersi) russe in Ucraina: da 16-18.000 nel 2022 a 23-26.000 nel 2023, per passare a 35-36.000 nel 2024 che sono rimaste costanti nel 2025 e nella prima parte del 2026. Produzione di droni in ucraina: da poche decine di migliaia (importati o prototipi) nel 2022, a 800.000 nel 2023, per salire a 2-2.2 milioni nel 2024 (di cui oltre un milione FPV), poi aumentati a 4-5.5 milioni nel 2025, che dovrebbero arrivare a 7 milioni nel 2026 (500-600.000 al mese), di cui 4.5-5 milioni sarebbero FPV. Percentuale di perdite russe attribuibile ai droni ucraini: 10-20% nel 2022, 30-40% nel 2023, 50-60% nel 2024, 70-80% nel 2025, 85-96% nel 2026.
Lancio di missili e droni russi contro l'Ucraina per anno: da circa 3.000–4.000 droni e 2.500–3.000 missili nel 2022 a 8.000–10.000 droni e 2.000–2.500 missili nel 2023, per salire a circa 11.600 droni e 3.000–4.000 missili nel 2024 che poi aumentano a 55.000–61.700 droni e 3.500–4.500 missili nel 2025, che si attestano a 16.000 droni e 550–600 missili nei primi tre mesi del 2026.
Morti e feriti civili ucraini per anno (arrotondati): dai circa 8500 morti e 15-18.000 feriti del 2022 si è scesi a 2000 morti e 6.600 feriti nel 2023, saliti a 2100 e 9100 nel 2024, poi passati a 2.500 e 12.200 nel 2025. Nel 2500 ha visto 500-600 morti e 2.700-3.000 feriti;
Morti, feriti e dispersi ucraini militari per anno: 120-150.000 nel 2022, 140.000-170.000 nel 2023, 130.000-160.000 nel 2024, 110-140.000 nel 2025, 35-45.000 nei primi quattro mesi del 2026.
Il riconoscimento pubblico di Putin dei disagi interni (blackout, proteste silenziose, calo di consenso) segnala non solo le crescenti difficoltà per la Russia ma anche l'aumentata consapevolezza da parte delle alte sfere politiche. Ciò pone il Paese di fronte ad un dilemma: per riguadagnare iniziativa sul terreno, la Russia avrebbe bisogno di una mobilitazione militare più ampia che però va a scontrarsi con il crescente malcontento della popolazione.
- La guerra in Iran, pur non essendo ancora una crisi risolta, sta producendo due effetti favorevoli a Mosca, la cui durata è però incerta. Da una parte, i più alti prezzi degli idrocarburi garantiscono maggiori introiti al Cremlino. Dall'altra, il conflitto in Iran assorbe attenzione, risorse e munizioni occidentali, rischiando di rallentare i flussi di aiuti a Kiev. Putin appare ancora saldamente al comando ma sempre più reattivo e costretto a giustificarsi su questioni domestiche che un tempo avrebbe ignorato. Se il conflitto in Iran dovesse continuare, o finire in termini favorevoli agli Stati Uniti, le conseguenze per la Russia sarebbero più ambigue, soprattutto per via degli effetti sulla Cina e la sua capacità di finanziare e sostenere Mosca.
E adesso?
Per il conflitto ucraino le variabili interne ed esterne si intrecciano e aprono scenari divergenti nei prossimi sei-dodici mesi. In Russia, la pressione economica, i costi umani crescenti e il malcontento per i blackout potrebbero spingere Putin verso una “vittoria negoziata” che gli permetta di dichiarare successo senza perdere il controllo del sistema;
- La guerra in Iran, con il rialzo del prezzo degli idrocarburi, sta però dando una boccata d'ossigeno a Mosca che potrebbe però anche optare per un'accelerazione del conflitto, sfruttando il momento favorevole;
- Crisi in Medio Oriente e più alti prezzi degli idrocarburi favoriscono Mosca, fin quando non penalizzano Pechino. L'economia cinese sta assorbendo rallentamenti e contraccolpi: se la crisi in Medio Oriente dovesse portare effetti più duraturi e marcati, Mosca potrebbe pagarne parte del costo, in termini di minore supporto tecnologico e industriale alla sua macchina bellica;
- Gli sviluppi in Europa e all'interno della Nato sembrano, al momento, non alterare significativamente il quadro: gli Stati Uniti aiuteranno sempre di meno l'Ucraina, in quanto questo ruolo verrà svolto dagli Europei, nel frattempo anche più capaci dal punto di vista militare.