News & BusinessSICUREZZA & RESILIENZA
La resilienza climatica come nuova frontiera della sicurezza
Cosa è successo?
La spesa globale per la difesa contro eventi climatici estremi ha raggiunto circa 190 miliardi di dollari l’anno, ma protegge efficacemente solo 1,2 miliardi di persone. Oltre 3 miliardi restano esposti a ondate di calore, alluvioni, incendi e siccità senza adeguate misure di protezione. Il divario è particolarmente acuto nei Paesi a basso reddito, dove l’85% della popolazione vive senza difese strutturali. Guardando a uno scenario di +2°C, mantenere gli attuali livelli di protezione richiederebbe 2,5 volte la spesa attuale; garantire standard comparabili a quelli delle economie avanzate implicherebbe un aumento di 6,2 volte, pari a circa 1.200 miliardi di dollari annui.
Perché è importante?
Questi numeri mostrano che la resilienza climatica non è più un tema ambientale, ma una questione di sicurezza sistemica. L’incapacità di adattamento agisce come un moltiplicatore di instabilità: amplifica shock economici, accelera migrazioni forzate, mette sotto pressione Stati fragili e aumenta il rischio di conflitti regionali. Dove la popolazione non è protetta, il clima diventa un fattore di rischio comparabile a una crisi finanziaria o a un conflitto armato, con effetti a catena su sicurezza alimentare, salute pubblica e coesione sociale. Ignorare questo gap significa accettare un aumento strutturale dell’insicurezza globale.
E adesso?
Integrare l’adattamento climatico nelle strategie di sicurezza nazionale e regionale è ormai imprescindibile. Ciò implica trattare la spesa per resilienza come investimento strategico, al pari di difesa e infrastrutture critiche, e mobilitare capitali pubblici e privati su scala molto più ampia. Senza un salto di scala nei finanziamenti e nella cooperazione internazionale, il costo della non-resilienza continuerà a crescere, trasformando il rischio climatico in una delle principali fonti di instabilità geopolitica del prossimo decennio.