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La quota di elettricità nei consumi Ue non si muove dal 20%: AccelerateEU vuole sfruttare Hormuz per sbloccarla

4 min di lettura
La quota di elettricità nei consumi Ue non si muove dal 20%: AccelerateEU vuole sfruttare Hormuz per sbloccarla

Cosa è successo

Il 22 aprile la Commissione europea ha pubblicato un piano, chiamato Accellerate EU, dedicato a individuare misure idonee ad affrontare lo shock energetico innescato dalla guerra in Iran e dalla crisi di Hormuz. Il centro studi Bruegel ha pubblicato un’analisi del piano, individuandone punti di forza e di debolezza.

Perché è importante

AccelerateEU arriva in un momento in cui l'Unione europea si scopre, ancora una volta, esposta a uno shock energetico che non può controllare alla fonte: lo Stretto di Hormuz è un collo di bottiglia globale, e i prezzi di petrolio e gas si formano su mercati internazionali in cui Bruxelles ha potere d'acquisto ma non potere di prezzo. È la stessa vulnerabilità emersa nel 2022 con l'invasione russa dell'Ucraina, oggi riproposta su un altro fronte. Da qui il senso politico del piano: non limitarsi a tamponare la bolletta, ma usare la crisi per accelerare la transizione strutturale verso un sistema energetico meno dipendente dai combustibili importati. Il problema, come mostra l'analisi di Bruegel, è che questa ambizione si scontra con un assetto istituzionale in cui le leve più immediate – fisco, accise, sussidi, riempimento degli stoccaggi – restano in mano agli Stati membri, che spesso vanno in direzione opposta rispetto a quella indicata dalla Commissione.

Punti di forza:

  • Il piano mira a trasformare la crisi in un catalizzatore per un cambiamento a lungo termine. “Il rapporto AccelerateEU - scrive Bruegel- ​​dimostra che la Commissione europea intende sfruttare la crisi iraniana per promuovere l'elettrificazione, in un contesto in cui la quota di elettricità nel consumo finale di energia dell'Ue è rimasta ferma intorno al 20% per un decennio”;
  • AccelerateEU punta molto sulla crescita di reti elettriche più resilienti con proposte previste in materia di tassazione dell'energia e uso dei fondi Ue e ETS.

Punti di debolezza:

  • La prima e principale pecca sta nel principale punto di forza del piano: non risolve il problema nell’immediato, ma nel lungo periodo. E questo va detto, non è responsabilità del piano stesso, ma del quadro normativo in cui si inserisce e nel quale i poteri della Commissione e dell’UE sono limitati, mentre amplissimi sono quelli degli Stati Nazionali.
    “Nel breve termine- si legge nell’analisi-la Commissione può fare solo fino a un certo punto. La responsabilità della maggior parte delle misure energetiche e di risposta fiscale è nazionale”;
  • Per quel che riguarda le misure con effetto immediato, la Commissione si concentra, nei limiti dei suoi poteri, in tre aree di intervento: coordinare in modo efficiente il riempimento dei depositi di gas in vista dell'inverno. Anche se, come Bruegel fa notare “il riempimento è gestito da governi e aziende nazionali, con il rischio di acquisti non coordinati qualora la crisi con l'Iran dovesse aggravarsi. La Commissione desidera inoltre promuovere l'acquisto congiunto di petrolio e gas, un'idea di vecchia data e politicamente complessa. In teoria, l'aumento del potere d'acquisto dell'Ue potrebbe ridurre i prezzi, ma l'impatto sarà limitato a causa della natura globale dei mercati del petrolio e del gas”.

Anche sulla riduzione dell’impatto della crisi sui prezzi, i poteri della Commissione sono limitati e soprattutto non sembrano essere condivisi dai governi nazionali, interessati più a rattoppare il danno che a risolvere il problema: “Sorprendentemente - continua Bruegel - le misure annunciate dai governi nazionali – come i tagli all'IVA sull'energia per 3,5 miliardi di euro in Spagna e il taglio delle tasse sull'energia per 1,6 miliardi di euro in Germania – vanno in larga parte nella direzione opposta, basandosi principalmente su tagli generici alle accise sui carburanti".

E adesso?

La Commissione intende promuovere riduzioni volontarie della domanda. Ma anche qui la cosa non è semplice perché, indica il report, “ciò dipenderà dall'adozione da parte dei governi nazionali delle soluzioni necessarie per attuare tale riduzione in modo ordinato, ad esempio attraverso programmi di leasing sociale per tecnologie pulite, come i veicoli elettrici". Di nuovo il taglio delle accise o gli sgravi puntuali vanno nella direzione diametralmente opposta.

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