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La produzione russa di petrolio scende a 494 milioni di tonnellate, il livello più basso da 17 anni per gli attacchi ucraini alle raffinerie

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La produzione russa di petrolio scende a 494 milioni di tonnellate, il livello più basso da 17 anni per gli attacchi ucraini alle raffinerie

Cos’è successo

Un documento governativo russo visionato da Reuters mostra che Mosca ha abbassato le proprie stime di produzione petrolifera per il 2026 al livello più basso degli ultimi 17 anni, a 494,2 milioni di tonnellate, pari a 9,88 milioni di barili al giorno. Le previsioni, che saranno finalizzate a fine settembre e utilizzate per la stesura del bilancio statale, tagliano le stime di produzione per il periodo 2026-2029 tra 16 e 20 milioni di tonnellate rispetto alle previsioni precedenti pubblicate a maggio. Un'ondata di attacchi con droni a lungo raggio contro le raffinerie russe negli ultimi mesi ha ridotto la produzione di carburante del Paese, scatenando carenze di benzina in tutta la Russia. Per rispondere alla scarsità interna, Mosca ha introdotto un divieto sulle esportazioni di diesel, oltre a restrizioni sulle vendite estere di benzina e carburante per aviazione.

La crisi produttiva russa ha avuto un effetto a catena fin dentro la Casa Bianca: domenica il presidente Donald Trump ha esortato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a smettere di colpire le infrastrutture del diesel russo, sostenendo che gli attacchi stiano causando una carenza globale di carburante dannosa per il mondo intero. Trump ha detto ai giornalisti durante una visita in Irlanda di aver parlato con Zelensky invitandolo a scegliere altri obiettivi e a risparmiare il diesel. Secondo il presidente statunitense, la carenza globale non sarebbe causata dal Medio Oriente ma proprio da quanto sta accadendo tra Russia e Ucraina.

Perché conta

Il calo produttivo russo e l'appello di Trump a Kiev raccontano due facce della stessa crisi energetica, con effetti che si propagano fino ai distributori americani.

  • Il prezzo del diesel negli Stati Uniti ha già raggiunto un record storico: la media nazionale statunitense del prezzo del diesel, usato da camion, treni, navi e macchinari agricoli, ha superato per la prima volta i 6 dollari al gallone giovedì, secondo il tracker GasBuddy. Secondo un'analisi CNN dei dati AAA, il diesel è sulla buona strada per il più grande aumento percentuale annuale mai registrato, superando addirittura il rincaro della benzina;
  • Mosca compensa il calo produttivo dirottando il greggio verso Cina e India: secondo le previsioni, le esportazioni russe di petrolio greggio potrebbero raggiungere 244,7 milioni di tonnellate quest'anno, in aumento rispetto ai 230,8 milioni del 2025, segno che la riduzione della produzione di carburante raffinato ha spinto la Russia a vendere più greggio non lavorato, principalmente verso i due grandi acquirenti asiatici;
  • La pressione di Trump su Kiev arriva senza un'offerta concreta in cambio: mentre chiede all'Ucraina di limitare i propri attacchi energetici, il presidente non ha ancora chiarito se fornirà a Kiev i missili a lungo raggio richiesti, lasciando aperta la domanda su quanto peso politico possa avere una richiesta di questo tipo senza alternative militari offerte sul campo.

Adesso

  • L'Ucraina non intende fermarsi: Kiev considera le raffinerie obiettivi militari legittimi, sostenendo che colpire l'apparato petrolifero russo sia un modo legittimo per alzare il costo della guerra per Mosca dopo oltre quattro anni e mezzo di conflitto, e continua a colpire regolarmente impianti come quelli recentemente attaccati a Krasnodar e in Tatarstan;
  • Le previsioni russe indicano una ripresa solo parziale nei prossimi anni: la produzione di greggio dovrebbe risalire a 500 milioni di tonnellate l'anno prossimo, ma resterà comunque 16 milioni di tonnellate sotto le previsioni precedenti, mentre le esportazioni di carburante sono attese scendere di 27,3 milioni di tonnellate quest'anno a 98,5 milioni, un livello che resterà inferiore ai valori del 2025 anche nel 2027;
  • La crisi del diesel rischia di diventare un tema politico interno negli Stati Uniti: con i prezzi ai massimi storici e un impatto diretto su trasporti e agricoltura americani, la richiesta di Trump a Zelensky segnala quanto la guerra energetica tra Russia e Ucraina si stia ormai intrecciando con le pressioni economiche interne alla stessa amministrazione statunitense.

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