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La nave russa alla deriva nel Mediterraneo è stata recuperata dalle autorità libiche
La nave russa alla deriva per settimane nel Mediterraneo è stata recuperata dalle autorità libiche
Cosa è successo?
Le autorità marittime libiche hanno agganciato e stanno rimorchiando la Arctic Metagaz, la metaniera russa che dal 3 marzo era alla deriva nel Mediterraneo centrale dopo essere stata danneggiata da alcune esplosioni. Mosca ha accusato l'Ucraina di aver colpito la nave con droni esplosivi, una tattica già usata in passato contro navi e raffinerie russe. Kiev non ha confermato l'attacco, ma la Arctic Metagaz figura nell'elenco ufficiale del governo ucraino delle navi appartenenti alla cosiddetta "flotta fantasma" russa: quelle imbarcazioni, spesso battenti bandiere di comodo, che trasportano clandestinamente petrolio e gas aggirando le sanzioni occidentali. A gestire il recupero è stata la National Oil Corporation libica, che ha coinvolto una società specializzata nel salvataggio di relitti. Eni, che gestisce la piattaforma Bouri nelle vicinanze, ha confermato di essersi coordinata con le autorità libiche per il monitoraggio, precisando che già da lunedì la nave era stata trascinata dalla corrente a distanza di sicurezza.
Perché è importante
La vicenda della Arctic Metagaz non è un incidente isolato: è una finestra aperta su una guerra parallela che si combatte in mare, lontano dai fronti terrestri e dai comunicati ufficiali. La flotta fantasma russa è il meccanismo con cui Mosca continua a monetizzare le proprie esportazioni energetiche nonostante le sanzioni, finanziando così, direttamente, la macchina da guerra in Ucraina. Colpirla significa colpire il bilancio russo alla fonte. Per Kiev, gli attacchi con droni navali e aerei contro navi e infrastrutture energetiche russe sono diventati uno strumento strategico preciso: non spettacolo militare, ma pressione economica sistematica. Il fatto che la nave fosse alla deriva per settimane nel Mediterraneo, in prossimità di piattaforme petrolifere e rotte commerciali vitali, ha però reso evidente un rischio che i governi europei, Italia in testa, non possono ignorare: una metaniera danneggiata in avaria non è solo un problema diplomatico, è una potenziale catastrofe ambientale nel mare di casa.
E adesso?
Non è ancora chiaro dove la Arctic Metagaz sarà portata, né se vi siano stati sversamenti di carburante o dispersioni di gas durante le settimane di deriva. Sul piano strategico, l'episodio conferma che il Mediterraneo è diventato un teatro attivo della guerra russo-ucraina, anche se combattuta con mezzi non convenzionali. Le sanzioni alla flotta fantasma restano difficili da applicare perché le navi cambiano bandiera, proprietà e rotte con facilità e ogni attacco ucraino che finisce in acque internazionali apre nuove tensioni diplomatiche con i paesi costieri coinvolti, dalla Libia all'Italia. Il nodo di fondo resta invariato: finché la Russia potrà esportare energia attraverso reti opache e parallele, le sanzioni occidentali avranno un soffitto strutturale.