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La Nato si spacca sugli aiuti a Kiev, Italia tra i 5 Paesi che bloccano lo 0,25% del PIL in aiuti militari

Cos’è successo
Regno Unito, Francia, Canada, Italia e Spagna avrebbero bloccato la proposta del Segretario Generale NATO Mark Rutte di impegnare ogni alleato a destinare lo 0,25% del PIL annuo in aiuti militari diretti all’Ucraina. La decisione, rivelata dal Telegraph il 24 maggio, arriva nonostante il sostegno di almeno 7 Paesi (tra cui Polonia, Paesi Baltici e Paesi Bassi) che già superano questa soglia.
Rutte aveva spinto per l’accordo in vista del summit NATO di Ankara di luglio, per “distribuire meglio il carico” (attualmente solo 6-7 alleati fanno il grosso del lavoro). Il blocco è arrivato mentre Londra ha concesso licenze temporanee per l'import di diesel e carburante derivati da petrolio russo (processato in Paesi terzi) e gas proveniente dall'impianto russo Sakhalin-2.
Perché conta
Il rifiuto evidenzia divisioni profonde nella NATO su come e quanto sostenere l’Ucraina a lungo termine e rafforza la percezione di un’Europa incapace di agire in modo unitario nonostante le dichiarazioni di solidarietà.
- Senza nessuna nuova garanzia di finanziamento strutturato per Kiev, si rafforza il messaggio (a Stati Uniti e Russia) che gli aiuti europei restano volontari e variabili, ridotti e non prioritari;
- all'interno dell'Europa, aumentano i dubbi verso quei Paesi che parlano di indipendenza strategica, di autonomia europea e di grandi ambizioni per l'Unione ma poi non riescono a destinare cifre tutto sommato limitate all'Ucraina.
Adesso
- Rutte e i sostenitori del piano cercheranno una formula alternativa (forse contributi volontari o meccanismi bilaterali) da presentare al summit di Ankara di luglio; senza accordo, il burden-sharing resterà squilibrato;
- Kiev dovrà intensificare la diplomazia bilaterale con i Paesi disposti (Polonia, Baltici, Nordici) e spingere per l’uso di fondi UE (SAFE, EDIP) come compensazione;
- E' facile aspettarsi che gli Stati Uniti usino questo sviluppo come pretesto per fare pressione sui Paesi europei sul tavolo della difesa ma anche su altri (dazi, tecnologia, alimentare, o energia).