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La NATO accredita in 12 mesi il sistema AI Maven sviluppato da Palantir per il Pentagono, ma gli standard cyber divergenti tra Paesi ne limitano l'impiego

Cos’è successo
Il Center for Security and Emerging Technology della Georgetown University (Washington, DC) ha pubblicato uno studio intitolato "Coalition Operations: The Untapped Role of AI in Military Decision-Making" nel quale si sostiene che i sistemi di supporto decisionale basati sull'intelligence decisionale (AI-DSS) possono ridurre le difficoltà che le coalizioni militari spesso incontrano quali incompatibilità delle reti, regole di classificazione differenti, caveat nazionali distinti, e barriere linguistiche. Storicamente, questi fattori hanno infatti prodotto frizioni, sfide e anche incidenti.
I sistemi di supporto decisionale basati sull'AI possono quindi aiutare in quattro ambiti: sviluppo di un singolo quadro operativo, targeting a livello di coalizione, accelerazione del processo di condivisione, e traduzione in tempo reale. Il miglior esempio è dato da Maven Smart System (MSS), la piattaforma del Dipartimento della Difesa americano sviluppata insieme a Palantir e già diffusa nei comandi USA e in parte nella NATO. NATO Maven - è importante sottolineare - ha ottenuto l’accreditamento iniziale di sicurezza in soli 6 mesi e quello pieno in un anno, contro i 18 mesi tipicamente necessari per operare nei circuiti classificati americani. MSS è stato però rallentato da questioni politiche: limiti alla condivisione di informazioni, standard di cybersicurezza differenti, bassa fiducia tra partner e verso il software, a cui si aggiunge la reticenza europea verso aziende americane.
Perché conta
Senza dati condivisi l’AI di coalizione è un motore a 16 cilindri senza benzina. Fantastico, ma le cui prestazioni non sono semplicemente possibili;
- l'integrazione del sistema Maven dentro la NATO offre enormi vantaggi strategici, operativi e tattici ma al costo di una minore sovranità tecnologica -- sovranità tecnologica che costa risorse e soprattutto tempo -- tempo che la NATO non necessariamente ha a disposizione;
- Il rapido accreditamento di Maven dentro la NATO dimostra come l’Alleanza possa muoversi più in fretta del Pentagono, se c’è volontà. Ma l'interrogativo è se questa volontà continui ad esserci.
Adesso
- Necessariamente, soprattutto alla luce della crescente ansia sull'intelligenza artificiale, sono necessarie più esercitazioni -- tipo Scarlet Dragon o Task Force Maven -- per diffondere competenze e conoscenza, e aumentare la trasparenza e la fiducia dei Paesi alleati -- anche tramite possibili errori e incidenti;
- In un'epoca storica nella quale tutti i Paesi cercano una sovranità tecnologica, nazionale o di coalizione, sviluppare MSS con standard aperti può permettere a chi adotta soluzioni sovrane di interagire con Maven e quindi contribuire alle missioni NATO sia direttamente che attraverso la condivisione di dati. Ovviamente un'architettura aperta aumenta i rischi di vulnerabilità cyber, che andranno gestite;
- Secondo il CSET, infine, NATO Maven va trattato come un laboratorio: le lezioni andranno esportate sia su altre piattaforme, che in altre aeree geografiche, come il Pacifico attraverso il secondo pilastro dell'accordo tra USA, UK e Australia, noto come AUKUS. Ovviamente, se prevale la sovranità nazionale sui sistemi AI militari, la NATO rischia coalizioni con quadri operativi frammentati e meno efficaci.